lunedì 2 novembre 2015

"Ti ho vista che ridevi" il libro dei Lou Palanca - Immigrazione dalla Calabria al Piemonte.

E' una storia che si ripete. 
Cinquanta anni fa o poco più, gli emigranti eravamo noi, il popolo del Sud (e in modo diverso, ma lo siamo ancora). 
Cinquanta anni fa è successo che il popolo emigrante fosse per lo più femminile e che queste donne, tante giovani donne, cercassero fortuna lontano da casa, in particolar modo in Piemonte, lì terra da cui le donne scappavano per cercare la fortuna in città. 
Il posto fisso, l'industria: negli anni '60 le donne del Piemonte aspiravano a questo quando andavano alla ricerca del marito perfetto. 



Due necessità che si incontrano e si scontrano.  E' stata una "emigrazione salvifica" che ha consentito alle Langhe di ripopolare le campagne e dare nuova vita a quelle terre. 
Carlo Petrini lo spiega bene nell'introduzione di "Ti ho visto che ridevi", il libro dei Lou Palanca, collettivo di autori calabresi che raccontano la propria terra e lavorano attivamente per farla conoscere. 

In Piemonte, dei nomi e dei cognomi calabresi si sa poco e spesso nulla, ma dietro ai tanti produttori di Barolo o cercatori di tartufo tante sono le donne della mia terra.
Donne povere, spesso costrette dai genitori a lasciare la propria terra per andare a sposarsi nelle Langhe con un uomo incontrato solo una volta, per pochi minuti. 
I sogni di queste giovani donne a volte trovavano salvezza, altre volte si infrangevano in questi matrimoni combinati andando incontro a vite di lavoro e sacrifici. In qualche modo, però, riuscivano a trovare la loro nicchia e a vivere senza lamentele. 
Parlo di realtà di 50 anni fa che ci obbligano a riflettere su come sia cambiata la nostra cultura in uno schiocco di dita. 
La stessa nostra storia possiamo rivederla oggi con i nuovi emigranti, i popoli del Medio Oriente. 
Destino beffardo o semplicemente specchio di quello che era, oggi la Calabria abbraccia le persone che lasciano la propria casa in cerca di una nuova fortuna. Le raccoglie dal mare terrorizzate e fa loro spazio.
Anche Riace, paesino dell'entroterra e teatro di tutto il libro, si trasforma da terra di emigrazione a rischio "desertificazione" a luogo di accoglienza.

In "Ti ho vista che ridevi" si trovano un susseguirsi di storie, di personaggi di ieri e di oggi, tutto a ricordarci che di fondo, abbiamo tutti una storia da emigranti.

Il caminetto acceso, un bicchiere di vino, il silenzio intorno e ho macinato le pagine di questo libro fino all'ultima parola senza mai stancarmi (e staccarmi). 200 pagine che scorrono in fretta, ma lasciano il segno. Chiudo il libro e inizio a riflettere.  


1 commento:

  1. Bisogna sempre confrontarsi col passato per capire certe realtà che forse oggi ci sembrano lontane, ed immergersi nella lettura aiuta sicuramente a riflettere e a vedere le cose diversamente.

    Fabio

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