venerdì 29 luglio 2011

Stufato estivo ai peperoni dell'orto

E' uno stufato ai peperoni, punto.  Dell'orto ce lo aggiungo io, gongolante nel vantarmi con il mondo perché tante fatiche e qualche abbronzatura china a tirare erbacce, sta dando i suoi frutti.



Pomodori a valanga, peperoni, sedano, fagiolini bianchi e zucchine gialle... Tutto quello che esce da quell'orto mi mette una sana allegria, come se mi fosse capitato chissà cosa di meraviglioso.

mercoledì 27 luglio 2011

Crostatine ai frutti di bosco e crema di cioccolato

Quando ho fatto la crostata-flan alle prugne, il mio ragazzo all'assaggio ha detto "brrrr, prugne", non amando particolarmente il loro sapore nei dolci. La prosecuzione è stata: "Ci starebbe bene della cioccolata in questa frolla". Non che lui avesse preferenze per il tipo di frolla, ma solo perché, per lui, frolla e cioccolato sono un abbinamento unico e perfetto. 
Dato che mi era avanzata della frolla accuratamente conservata nel congelatore, nel giro di pochissimo ho pensato di realizzare le tanto desiderate crostatine al cioccolato, ma dato che non sono per le cose troppo banali e devo sempre metterci qualche tocco in più, e dato anche che io amo la frutta nei dolci, queste crostatine sono finite ripiene di frutta di bosco e cioccolato, altro avanzo da smaltire che affolla il freezer di casa. 

Ma la vera ispirazione me l'hanno data le creme al cioccolato che mi aveva regalato un amico, lui, durante una cenetta casalinga tra amici. 
Il mio ragazzo ed io abbiamo iniziato a mangiarle a cucchiaiate e abbiamo capito subito che quelle spalmabili avrebbero generato dipendenza. Un po' come accade per la nutella! 
Scusate la sponsorizzazione, ma sono troppo buone per non parlarvene... mica posso ingrassare da sola :))
Inevitabilmente dovevo farle finire in un dolce: ne ho avuto la certezza immediata dal momento in cui ho avuto i vasetti in mano, perché sì sa, essere una foodies è un po' come avere delle classiche deformazioni professionali.
Quindi, a tempo di record, ecco com'è finita la frolla avanzata dalla crostata di prugne

lunedì 25 luglio 2011

Crostata-flan alle prugne

L'albero di prugne della casa in campagna ci ha lasciato in eredità una bella quantità di frutti. Dopo la mega raccolta di ciliegie, adesso quindi è il turno delle prugne. 
Questa volta, però, non avevo voglia di darmi alle marmellate, così ho iniziato a produrre dolci (e non solo) che le contenessero.
Ricordando una deliziosissima torta di Gaia, ho pensato di provare a fare qualcosa di simile con le mie prugne.
Per la base di pasta frolla ho usato la ricetta di Gaia che tra l'altro è un'ottima scoperta, da fare e rifare. Per il ripieno ho pensato alla parte "chiara" del classico brownies cheesecake bicolore e, prendendo spunto da lì, ho utilizzato un ripieno al formaggio che avvolgesse l'aspro delle prugne. Il risultato è stato delizioso, in equilibrio perfetto e da testare con tutti i tipi di frutta! Che ne dite?



Per la frolla:

165 g farina 00
100 g zucchero semolato 
75 gr di burro
50 gr di uova (1 uovo intero medio)
Scorza grattugiata di un limone

Per il flan del ripieno: 
2 pugni di prugne (io sia bianche che rosse)
2 uova
100 gr di mascarpone
80 gr di zucchero
2 cucchiai di farina

Per la frolla: (Copio il procedimento da Gaia)
-Nella planetaria munita di foglia, montate l’uovo con lo zucchero; aggiungete il burro morbido e gli aromi e in ultimo la farina setacciata;
-Fate amalgamare velocemente il tutto, trasferite su una spianatoia infarinata e formate un panetto; coprite con pellicola e fate riposare in frigo per almeno 1h. 

Per il flan e la cottura finale:
Tagliare in 2 le prugne ed eliminare il nocciolo.
In una ciotola montare il mascarpone con le uova, aggiungere lo zucchero e infine la farina.
Stendere la frolla e rivestire una teglia da crostata. Disporre le prugne sulla base di frolla e versare il composto al mascarpone sulla frutta arrivando quasi a filo della pasta frolla. Il flan gonfia in cottura ma si appiana fuori dal forno. 
Io ho fatto una crostata da 20 cm, ma le dosi sono più che sufficienti per una tortiera da 23-24 cm. Altrimenti, con gli avanzi, potete fare delle cocottine come ho fatto io.

Cuocere in forno caldo a 180° per 45 minuti.

giovedì 21 luglio 2011

Meringata rustica alle arance

Oggi arrivo con una ricetta non molto estiva, che richiede l'uso del forno e di dare fondo alle conserve di marmellata di arance. 
Lo ammetto, la pigrizia sta prendendo il sopravvento e la voglia di vacanze è sempre più forte. Probabilmente fino alla partenza sarò meno presente nel blog, ma, come dire.... ho bisogno di una vacanza!! Ho voglia di staccare da tutto e di trovarmi finalmente al mare. Quindi, perdonatemi se non sarò costante e attenta... prometto di recuperare a settembre! 



Quando ho fatto questa crostata avevo un bel po' di glassa reale in avanzo. Così ho pensato di utilizzarla come meringa e creare una sorta di meringata al limone, un po' differente.
La frolla è fatta con farina di mais e grano saraceno, la marmellata è d'arance e la meringa in realtà è glassa reale.

Forse il nome non dovrebbe essere più "meringata", ma rendeva bene l'idea e poi, chiamarla "glassata alle arance" mi dava quasi l'idea di un semifreddo o qualunque cosa di fresco, ghiacciato, che assolutamente non si confà a questa torta... Che poi glassare non c'entra molto con la glace,

Ingredienti:

Per la frolla (x 2 crostate da 24 cm):
200 gr di farina 00
100 gr di farina di mais
100 gr di farina di grano saraceno
200 gr di burro
200gr di zucchero
4 tuorli d'uovo
Mezza bustina di lievito

Per la meringa (in realtà glassa reale):
1 albume
Zucchero a velo qb, all'incirca 125 gr
3-4 gocce di limone

Per finire:
Marmellata d'arance

Procedimento:

Per la frolla:
Impastare tutti gli ingredienti insieme, con burro a temperatura ambiente-freddo, fino ad ottenere un composto omogeneo. Mettere in frigo a riposare per un'oretta.
Dopo il riposo stendere l'impasto, imburrare una teglia e rivestirla con la frolla.
Stendere la marmellata d'arance e cuocere in forno a 200° per 35-40 minuti circa.

Per la glassa:

Con una frusta elettrica iniziare a montare gli albumi e aggiungere un paio di cucchiai di zucchero per volta.
Quando la glassa sarà bella lucida e ben soda, aggiungere il limone. Montare ancora per qualche minuto e a questo punto la glassa sarà pronta.
Attenzione, la glassa si indurisce facilmente, per cui dovrete usarla entro una quindicina di minuti.

Spargere la meringa sulla torta e con una forchetta creare le "onde". Con il cannello o con il grill del forno caramellare la superficie della meringa e servire. 

lunedì 18 luglio 2011

Coniglio alla ligure

Il coniglio alla ligure è una delle poche ricette che mi fa diventare golosa di carne di coniglio. Cosa rara considerando che di solito lo disdegno, ma questa ricetta è sfiziosissima, ti fa andare alla ricerca delle olive e dei pinoli nel piatto e ti fa  desiderare la scarpetta. 
Sarà però che dietro questo piatto c'è anche un bel ricordo. 
La prima volta che ho mangiato il coniglio alla ligure è stato in un delizioso ristorante tra le montagne della Liguria. Il mio ragazzo ed io eravamo andati a vedere Triora, il paese delle streghe e durante la visita avevamo fatto scorta di una deliziosa marmellata di fragoline di bosco, avevamo trascorso un'ora a sorseggiare una bibita fresca nella piazzetta del centro con vista panoramica, e ci eravamo anche concessi una merenda a base di panino con la coppa mangiato tra gli alberi del bosco all'ingresso del paese. 
Streghe? Mi sa che in quel posto forse c'erano più fate che non streghe! 
Al ritorno, tra un tornante e un altro, incontriamo un delizioso laghetto tra le rocce e gli alberi, una casetta di sassi al ciglio della strada e qualche tedesco a fare il bagno (potete immaginare la temperatura dell'acqua?). 
Poco più avanti una lumaca gigante indica un ristorante e, dato che di lì a poco ci sarebbe stata la sagra delle lumache, noi speravamo proprio di mangiarle per cena! 
Ma niente da fare, troppo presto per le lumache! 
"E allora che facciamo? Ci fermiamo? Massì dai, fermiamoci!"  
La signora dà il preavviso che però c'è poca roba, che ci vuole un po' di tempo di attesa e che non è troppo economico.... la premessa non sembra un granché, ma il posto dentro è così carino!  Un vecchio frantoio, con ancora la macina e i ricordi di quello che era un tempo e, solo noi in tutto il locale! 
La signora aggiunge anche che hanno appena riaperto e quindi non sono ancora organizzati, c'è solo il figlio in cucina.... E lì i dubbi aumentano, ma ormai eravamo già seduti al tavolo, alzarsi era ormai fuori discussione.
Dopo neanche 5 minuti (non c'era da attendere???) la signora inizia a portare in tavola gli antipasti, menù fisso. 
Inizia con un fagottino di verdure... delizioso... e un'altra valanga di miniportate! (Ma non c'era poca roba?)
Poi si passa ai primi, potevamo scegliere tra 2 e decidiamo di prenderne uno solo: arriva in tavola una teglia  con una montagna di tagliolini alla crema di basilico sufficiente a sfamare solo lei almeno 3 persone. Ma sono deliziosi, non si possono lasciar lì! 
Si continua con i secondi e i contorni: ed eccolo il coniglio alla ligure! Il contorno? Sparito dai miei ricordi.
Anche lui è stato servito in una teglia in dosi da famiglia, ma il mio ragazzo con impegno è riuscito a far sparire il tutto e, mentre io mi tuffavo sui pinoli, lui si occupava delle taggiasche... che sintonia perfetta! 

Bottiglia di vino a seguito abbiamo mangiato tutto, con calma, fino a finire anche l'ultimo boccone. 
Dolce compreso ovviamente! 
E ora toccava al conto.... visto la premessa, chissà che botta ci tocca adesso con tutto quello che abbiam mangiato! 

Così con timore chiediamo il conto: ma....cosa????? 25€ bevande incluse?? 
Non possiamo far altro che scoppiare in una sana risata e pensare che la nostra Milano doveva essere una realtà molto lontana da quella che stavamo vivendo...


Ingredienti:
1 coniglio
2 cucchiai di pinoli
2 cucchiai di olive taggiasche
1 cucchiaio di maggiorana
1 rametto di rosmarino tritato
1 foglia di alloro
1 bicchiere di vino rosso
2-3 mestoli di brodo (consigliato di carne, io ho usato il vegetale)
1 spicchio d'aglio
1 cipolla
Sale
Olio evo

Procedimento: 
Tagliare il coniglio a pezzi e lavarlo. 
Tritare aglio e cipolla e farle soffriggere in qualche cucchiaio di olio evo. Aggiungere il coniglio e farlo rosolare. 
Quando è dorato aggiungere, la foglia di alloro, il rosmarino tritato e la maggiorana. Di seguito, le olive taggiasche e i pinoli e poi sfumare con il vino rosso. 
Salare, aggiungere un mestolo di brodo, coprire e far cuocere a fuoco basso finché la carne non diventi tenera e tenda a staccarsi dalle ossa. Durante la cottura aggiungere altro brodo se necessario. 
Servire con tanto tanto sughino e tanto pane per fare la scarpetta :-)

venerdì 15 luglio 2011

Soufflé glacé al caffè e caramello salato

Anche questo mese arriva il momento dell'MT Challange che ogni volta mi mette alla prova con una piatti sempre nuovi e differenti. La cosa che più mi piace della sfida è l'essere "costretti" a provare, a rischiare, a lanciarsi verso preparazioni che altrimenti non avremmo neanche preso in considerazione. Se poi le ricette lanciate  sono anche golose e non richiedono l'uso del forno in un mese caldo come questo, beh, allora diventa un piacere stare in cucina!
Questo mese Loredana, la vincitrice del mese scorso, ci ha veramente fatto un grosso regalo: questo mese la sfida è sul soufflé glacé!
Fresco, goloso, che non richiede troppa vicinanza a forno e fornelli... Loredana, grazie! :-)

E così ecco la mia versione... un soufflé glacé delicato al caffè, una coppa del nonno leggera, potete passarmi il paragone?
Il tutto è arricchito da decori di caramello e da un cuore praticamente mou.
All'assaggio, anche il mio ragazzo ha detto grazie all'MT Challange!



Ingredienti (x 5 soufflé glacé in tazzina o 4 in cocotte)
2 dl di panna
70 gr di albume
35 gr + 105gr di zucchero
35 gr di acqua
1 caffè espresso
1 cucchiaio di cioccolato fondente tritato

Per il caramello morbido salato:
200 gr di zucchero
3 cucchiai di acqua
1 cucchiaino di fior di sale
(La ricetta seria dovrebbe prevedere burro salato, panna.... ma io avevo del caramello morbido a casa e mi sono limitata ad aggiungere il sale)

Per decorare:
Zucchero
1-2 cucchiai di acqua
Cereali

Procedimento:

Per le decorazioni:
Sciogliere lo zucchero, all'incirca 100 gr, in un pentolino, fino ad ottenere un caramello. Versarvi dentro i cereali e colare il tutto su carta forno. Livellare e lasciare asciugare. L'ideale sarebbe prepararle con un giorno di anticipo.

Per il caramello vi rimando alla descrizione, di Stefania, qui.
Precisa e completa di foto.

Per il soufflé glacé:
Innanzitutto preparate i contenitori con cui vorrete servire il soufflé glacé, ponendo in torno della carta da forno in modo da superare il bordo della cocottina di un paio di centimetri. Legare la carta con dello spago e tenere da parte. 

In un pentolino preparare l'acqua con 105 gr di zucchero e tenere un termometro a portata di mano. 
Fare il caffè e versarvi dentro il cioccolato tritato in modo che si sciolga e tenere da parte. 

In una ciotola o ancora meglio nella planetaria, iniziare a montare gli albumi con 35 gr di zucchero. Quando gli albumi sono già bianchi, accendere il fornelo con l'acqua e lo zucchero e portarli a 121°. 
Quando questo raggiunge la temperatura, gli albumi ormai dovrebbero essere montati completamente. Versare lo sciroppo di zucchero caldo a filo, ma in modo un po' consistente e continuativo sugli albumi, con la frusta in funzione. Quando otterrete degli albumi lucidi e ben gonfi, la vostra meringa italiana sarà pronta. 
Montate la panna. 

Al caffè e cioccolato, unire una piccola parte di albumi e amalgamare. Man mano unire gli albumi e quando completato, unire alla panna e amalgamare delicatamente. 
Versare il composto ottenuto nelle cocottine preparate inizialmente e porre nel congelatore. 

Dopo un'ora, riprendere le cocottine, levare un cucchiaino di crema dal centro e versarvi in centro il caramello leggermente scaldato in modo da renderlo facile da versare. Richiudere con la crema che avete levato e livellare. 
Porre nuovamente nel congelatore. 
Al momento di servire decorare con le barrette di caramello e cereali. 

mercoledì 13 luglio 2011

Perché c'è sempre da stupirsi

Eventi, ancora serate passate nel food, tra grandi chef, appassionati di cucina e prodotti di qualità. 
Così si concludono le serate estive organizzate dalla casa editrice Gribaudo in collaborazione con  Cucina Gourmet, Grande Cucina e Milano da bere.
2 splendide serate al Westin Palace prima e al Radisson Blu Hotel dopo prima di salutarci per le vacanze e ricordare già che si torna a settembre, ancora con grandi chef e ancora con tanta voglia di conoscere, di chiacchierare e di stupirsi ancora e ancora con i prodotti del territorio e le meraviglie che i grandi chef riescono a creare.
Scusate se stasera vi parlo solo della prima serata, ma le mie energie sono veramente al limite al momento e non vorrei raccontare cose a caso! :-) 

La serata al Westin Palace ha visto protagonista lo chef Giuseppe Mancino, executive chef del Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio. 
Giuseppe Mancino, salernitano di nascita e toscano di adozione, è spontaneo, coinvolto, semplice nello spiegare il complesso. Ha una marcia in più, la sua passione, che rende estremamente coinvolgente le sue parole e all'assaggio, anche i suoi piatti. 
Ancora una volta mi sono trovata di fronte ad uno chef del Sud (già vi avevo parlato di Antonio Pisaniello, qui) che è in grado di stupirmi. 
Forse penserete che è la mia appartenenza a parlare, ma sono convinta che non sia solo questo. 
Gli chef del Sud sono più caldi, sono più legati al proprio territorio o quanto meno mostrano questi aspetti maggiormente rispetto agli chef del Nord. Sono appassionati, semplici e coinvolgono nella propria passione, nel loro mondo. In modo semplice riescono a spiegare il complesso: con estrema naturalezza, Giuseppe Mancino è riuscito a spiegare la cottura "étoufée" dell'ombrina. La parola è complessa, ma l'immagine dello "spruzzino per prendere il sole" utilizzato per vaporizzare un filetto di ombrina ha reso tutto molto normale, casalingo, anche se di fondo non lo è. 

Il menù è stato realizzato da Giuseppe Mancino e Iseni, vice-resident chef del Westin Palace (il resident-chef principale è Augusto Tombolato, ma Iseni non ci ha fatto sentire proprio la mancanza :-) )

Gelée di pesca bianca, filetto di anguilla affumicato e yogurt speziato allo zenzero. (M. Iseni)
Il piatto è stato accompagnato da un ottimo vino, novità del Trentino ancora non diffuso sul territorio: Spumante Tridentum Extra Brut Riserva della cantina Cesarini Sforza



L'anguilla, come tutti i pesci grassi, non l'ho mai amata particolarmente, ma, con enorme stupore, mi sono dovuta ricredere! La freschezza della pesca bianca e dello yogurt speziato alleggerivano a perfezione il gusto dell'anguilla. Un abbinamento che crea un equilibrio perfetto tra i 2 sapori. 

Baccalà candito, pappa al pomodoro, soffice di mozzarella e pesto di basilico (G. Mancino). 
Il tutto "condito" da una fava di cacao spezzettata che sembrava racchiudere il piatto in un cerchio perfetto. A completare il tutto, una foglia di basilico fritta, croccante al punto giusto.  



Ravioli di piselli liquidi, arancio, gamberi rossi e pigmento di espelette (G. Mancino).
E ora, ditemi: quanti di voi hanno già sentito parlare di espelette? 
Io non l'avevo mai sentita prima e sapete cos'è? Peperoncino! Il peperoncino di Espelette appunto, zona della Francia dei pirenei, in cui coltivata questa varietà.



Il pescato del giorno étoufée, zucchine trombette, scampetti al limone e fiori di zucca croccanti (G. Mancino).
Splendido filetto di ombrina cotto in padella con la vaporizzazione costante con acqua per mantenere la consistenza del pesce ed esaltarne il gusto. Non potete immaginare quanto era buona!!!!
Per non parlare della polpa di scampetti che accompagnava il piatto: p-e-r-f-e-t-t-i!



In accompagnamento a questo piatto è stato servito un vino che ha stupito molti commensali: un "Vermentino Nero" dell'Azienda Agricola Cima. Tutti abbiamo idea del vermentino, classico bianco ligure, in questo caso invece ci siamo trovati davanti ad un corposo vino rosso toscano! 

Infine il dessert:
Semifreddo al latte di mandorla con guscio di cioccolato fondente e crema profumata alla granatina (M. Iseni). Il semifreddo al latte di mandorla era soffice e delicatissimo!

Può bastare tutto questo per capire che c'è da stupirsi? Sempre, ad ogni chef, ad ogni prodotto nuovo, ad ogni persona incontrata. 

lunedì 11 luglio 2011

Chiffon cake alla liquirizia


Non so quanto tempo sia passato da quando ho fatto questa torta ad oggi, ma soprattutto da quando l'ho pensata al momento in cui l'ho realizzata. 

Ho visto la chiffon cake per la prima volta da Tuki e inutile dire che - come tutte le sue meraviglie, anche questa mi ha fatto innamorare. 

Da subito mi sono messa alla ricerca dello stampo e, dopo mesi finalmente l'avevo tra le mani prontissimo per la mia prima chiffon cake. La cosa che più mi aveva incuriosito da questa torta, oltre al fatto di essere soffice, profumata e con un aspetto splendido, è stata la possibilità di variare il gusto. 
In pratica la connessione tra il momento in cui ho visto questo cake e quello in cui mi si è illuminata la parola "Liquirizia" nella mia mente è avvenuta in una frazione di secondo, forse anche meno! :-)
Il problema è stato solo passare alla realizzazione.... 9 mesi di riflessioni! Si potrebbe dire che finalmente il bimbo è nato! :P



Come potete vedere, non è assolutamente perfetta e bella come dovrebbe essere... insomma, una ciofeca rispetto a quella di Tuki
Il gusto però, quellomi è piaciuto! Un po' pungente, poco dolce che si completa perfettamente insieme alla nota di  cioccolato bianco! 

Ingredienti (per una teglia da 18 cm)


4 tuorli grandi
20 gr di zucchero
60 gr di acqua
60 gr di olio di semi
60 gr di farina 00
1 cucchiaio di estratto di vaniglia
30 gr di liquirizia in polvere
1/2 cucchiaino di lievito in polvere (facoltativo)
4 albumi grandi
90 gr di zucchero
8 gr di maizena

Per la copertura
Cioccolato bianco 150 gr
50 gr di burro

Procedimento (riportato dal post di Tuki): 
"Lavorare i tuorli con lo zucchero, aggiungere l'acqua, l'olio, la polvere di liquirizia, l'estratto di vaniglia e la farina setacciata ed amalgamare bene il tutto, fino ad ottenere un impasto omogeneo. Montare gli albumi con le fruste, quando incominciano a diventare spumosi unire lo zucchero con la maizena, un po’per volta, e continuare a montare fino a quando la meringa non risulterà lucida e soda. Unire 1/3 di meringa al primo impasto, incorporarla delicatamente con movimenti circolari dal basso verso l'alto, incorporare allo stesso modo la meringa rimasta. Versare l 'impasto in uno stampo per chiffon/angel food cake (oppure una ciambella non antiaderente) da 18 cm, senza imburrare (fondamentale per poter capovolgere il dolce, una volta cotto, senza che si stacchi dallo stampo), e cuocere a 150°C per circa 50 minuti (senza aprire lo sportello del forno, per nessuna ragione). Quando il dolce è cotto, toglierlo dal forno e capovolgerlo immediatamente, sistemandolo sul collo di una bottiglia oppure sui piedini dell’apposito stampo, in modo tale che il vapore possa fuoriuscire liberamente dal dolce. Questo passaggio impedisce al ciambellone di collassare e aiuta a mantenere un’alveolatura aperta e regolare e, di conseguenza una leggerezza ed una consistenza soffice ed elastica. Lasciarlo raffreddare del tutto e sformarlo aiutandosi con una spatola o con un coltello a lama liscia."
Sciogliere il cioccolato bianco e unire un pezzetto per volta il burro. All'inizio il cioccolato vi sembrerà collassare, ma è normale. Continuare ad aggiungere burro finché non tornerà leggermente cremosa. Stendere sul dolce. 

venerdì 8 luglio 2011

Reginette tonno, melanzane e kumquat confit


A casa ho un balcone neanche troppo grande, ma che mi consente di avere qualche (diciamo anche più di qualche) piantina di erbe aromatiche, una produzione di fragoline bosco che mi consente di andar lì a mangiucchiare di tanto in tanto e un delizioso alberello di kumquat. 
Ogni anno osservo crescere i frutti e mi meraviglio sempre di quanto tempo la pianta impieghi a far crescere i suoi frutti, come se li volesse coccolare e far crescere più dolcemente possibile. 
Dopo un lungo anno di crescita, ad aprile arriva finalmente il momento della raccolta. Un cestino di frutti che ogni anno raccolgo con cura e immediatamente finisce in qualche preparazione. 
Lo scorso anno il raccolto si era trasformato in questa deliziosa marmellata, quest'anno invece ho deciso di provare altro. 
L'ispirazione questa volta viene dai Calycanthi. Appena ho visto questi kumquat confit ho deciso che i miei sarebbero finiti così, sotto sale. 
Un'altra parte, come accaduto già per le ciliegie, li ho messi sotto spirito....ancora da provare! 



Kumquat confit

Ingredienti:
Kumquat
Sale

Procedimento:
Lavare i kumquat, inciderli per il lungo e riempirli con un po' di sale.
Porli in un vasetto ben compressi e coprire di sale. Lasciar riposare per un mesetto prima di utilizzarli.
Già dopo un paio di giorni vedrete che i frutti rilasceranno il loro liquido.


Reginette tonno, melanzane e kumquat

Ingredienti (x 2 persone)
1 fetta di tonno fresco
Mezza melanzana
1 rametto di maggiorana e 1 di rosmarino
2 kumquat sotto sale
Olio evo
1 spicchio d'aglio
Vino bianco per sfumare
160 gr di reginette

Procedimento: 
Tagliare la melanzana a tocchetti larghi più o meno 1 cm, salarli e lasciare a riposare in uno scolapasta in modo che perdano la loro acqua. 
Quando pronte, asciugare i tocchetti e, in una padella far soffriggere lo spicchio d'aglio nell'olio, unire le melanzane e farle dorare a fuoco vivo. A questo punto unire i tocchetti di tonno, saltare rapidamente senza farlo cuocere troppo, sfumare con del vino bianco, unire i 2 kumquat tagliati a metà e spegnere. 
Tritare la maggiorana e il rosmarino e aggiungerlo al condimento. Cuocere la pasta e, quando pronta, farla saltare insieme al sugo e servire. 

mercoledì 6 luglio 2011

Peperoncini ripieni di feta

Dopo un week end trascorso con amici e soprattutto con un messicano nel gruppo, i peperoncini ripieni di formaggio sono entrati di forza nella mia testa e sono stati sballottati dai miei pensieri di qua e di là per qualche giorno, ma poi, stanca di averli sempre lì, pronti ad emergere, ho deciso che era il caso di farli una volta per tutte e levarmi il pensiero prima di trovarmi un grosso peperone al posto del cervello! 



La ricetta originale prevede che i peperoncini messicani jalapeno vengano riempiti di un formaggio molto saporito, impanati e fritti. Io, non avendo il coraggio di friggere ancora dopo la pasta, e una montagna di fiori di zucca, ho deciso che era il caso di farli al forno. 
Risultato ottimo, anche se.... un po' troppo piccante! E detto da una calabrese molto molto resistente al peperoncino, potete ben immaginare...


Ingredienti: 
10 Peperoncini verdi (dolci o piccanti a voi la scelta)
20 gr di feta
1 panino piccolo duro bagnato in acqua o 1 fetta di pane (che consiglio per ammorbidire il piccante! altrimenti si può tranquillamente usare solo feta come ripieno)

Procedimento: 
Frullare la feta con la mollica del panino precedentemente ammollato.
Incidere i peperoncini con un coltello ben affilato, svuotarli senza romperli e riempirli con la feta. 
Sistemarli in una teglia leggermente unta d'olio e cuocere in forno a 200° per 30-40 minuti. 


E sapete dove ho mangiato proprio degli ottimi peperoncini messicani, questa volta impanati e fritti????
Al  The hub per una serata tutta dedicata alla birra e al riso della Riserva San Massimo organizzata dalla casa editrice Gribaudo!
Il fatto che io avessi preparato questo post per stamattina e proprio ieri sera trovassi nel menù questi peperoncini mi è sembrato quasi un segno del destino!
Come sempre, oltre all'ottima birra, questa sera del birrificio Abba, anche ottima cena preparata per questa serata da Angelo Silvestro del ristorante Balin. 


Cos'altro ancora? Ovviamente ottima compagnia! Carlo Vischi in primis, energico e solare come sempre, la mia compagna di avventure Manuela e poi tante nuove conoscenze! Marta, Pietro, e un sacco di altre persone splendide, tutte con la passione per il food e per la birra! 

lunedì 4 luglio 2011

Mono-mini-light-chessecake

Sapete il periodo dell'anno in cui io divento più insofferente?
Assolutamente questo. Quando il caldo arriva, il sole è invasivo e il mio desiderio di mare - che già durante tutto l'anno ronza nella mia testa - si fa ancora più pressante.
Se durante l'anno questa mancanza di mare si tramuta in qualche attacco di nostalgia, brevi crisi o estemporanei pensieri di me sulla spiaggia deserta (cosa che si verificava spesso quando vivevo a Crotone), da maggio in poi il tutto si tramuta in un insistente, martellante, e pressoché invasivo per la mia mente, pensiero di me sott'acqua, avvolta solo dall'acqua e dal silenzio tipico del mare e che solo il mare può dare.
Praticamente scappo virtualmente dal caos cittadino!
Dello stare sott'acqua amo il fatto di poter percepire quello che accade a chilometri da me: come se il mare mi parlasse e mi raccontasse tutto...della barca a motore a chilometri da lì, del bambino che si tuffa o del pescatore con il suo fucile! E io rispondo :-)



In momenti di fuga virtuale dalla città, aiutare la fantasia con un dolce fresco ed estivo, mi sembra il minimo che posso fare per me stessa. Almeno qualcosa di reale mi spetta!
Questo dolce è una semplicissima cheesecake, con una base di cereali invece che di biscotti e formaggi tutti molto light. Un fresco e leggero sfizio estivo!



Ingredienti (x 2 mini-cheesecake, dose abbondante):
250 gr di philadelphia light
125 gr di ricotta (non avevo guardato bene al supermercato, e pure questa era light!)
70 gr di zucchero
5 gr di agar agar
1 dito d'acqua
2 amarene
Cioccolato fondente per decorare

Per la base:
Fiocchi d'avena
Corn flakes
(all'incirca 2 cucchiai di ognuno)
1 noce di burro

Per la formatura:
2 stampini tipo coppapasta di 8-10 cm di diametro

Ingredienti:

Per la base:
Frullare i cereali fino ad ottenere una consistenza sabbiosa (un po' polvere e qualcosa ancora in pezzetti).
In una ciotola amalgamare il burro a pomata con i cereali.
Dividere questo composto nei 2 coppapasta di circa 8 cm e schiacciare con un cucchiaio in modo da ottenere uno strato compatto. 

Per la crema:
Amalgamare la philadelphia e la ricotta e unire lo zucchero. In un pentolino sciogliere l'agar agar in un dito d'acqua (3-4 cucchiai) e far bollire per un minuto. Spegnere e aggiungere l'agar agar sciolto in acqua al composto di formaggi. Amalgamare e dividere il composto nei 2 stampini arrivando a metà altezza. Porre al centro della cheesecake una amarena sciroppata lasciando un po' del suo sciroppo e chiudere con altra crema. 
Livellare e porre nel congelatore per un paio d'ore. 
Trascorso questo tempo fondere il cioccolato fondente e utilizzare per decorare la superficie delle cheesecake a piacere. 
Far riposare in frigo fino al momento di servire.
Con l'aiuto del cannello, sformare i dolci (altrimenti con un semplice coltello) e portare in tavola.  




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