venerdì 29 aprile 2011

Zucchine ripiene di farro

Non so come sono i vostri uomini, ma con il mio, riuscire a non presentare carne e farlo felice, è davvero un problema! Carne e felicità, a quanto pare sono 2 parole che si accoppiano bene nel suo vocabolario, proprio l'opposto del mio!
Io, che non amo particolarmente la carne e sono convinta che ci debba essere un buon mix nella dieta, cerco disperatamente alternative per variare. Oltre alla carne, c'è il pesce, qualche volta pizza o focacce, in alcuni casi pasta o riso che solitamente relego al pranzo, cerco di inventarmi piatti unici con verdure e formaggi,  ma quando il mio Lui proferisce le parole  "Il tomino è un contorno", beh, lì mi sento profondamente avvilita.
Io, che il tomino difficilmente lo mangio intero perché per me è troppo pesante, ho avuto la fantastica idea di servirlo come secondo una sera, accompagnato da verdurine.... dopo aver mangiato un primo non troppo pesante, cioè queste zucchine ripiene di farro.
Il risultato è stato: io mangio becchime (farro, cous cous e simili), il tomino è un contorno.
Io finisco con la gocciolona sul viso stile manga giapponese e vi lascio la ricetta che, per inciso, a me è piaciuta molto!




Ingredienti:
4 Zucchine tonde
100 gr di farro
1 cucchiaio di paprika dolce
2-3 champignon
1 uovo sodo a tocchetti
Mezzo bicchiere di salsa di pomodoro
1 cucchiaio di dip di erbe aromatiche (oppure un trito di maggiorana, salvia e timo)
1 spicchio d'aglio
1 peperoncino
Olio evo

Procedimento:

Cuocere a vapore le zucchine intere e far raffreddare. Una volta fredde svuotarle con uno scavino formando una ciotolina e porle a testa in giù a scolare
Cuocere il farro e a parte, in una padella far soffriggere l'aglio e il peperoncino in un filo d'olio. Aggiungere gli champignon tagliati a fettine, il pomodoro. Di seguito unire la paprika e il dip o il trito di erbe aromatiche. Completare la cottura e intanto far bollire l'uovo, poi pelarlo e tagliarlo a tocchetti. 
Quando il farro è pronto scolarlo e aggiungerlo al sugo, unire l'uovo e amalgamare bene. 
Con questo composto riempire le zucchine e porle in forno finché non si formi una crosticina in superficie. Volendo si può completare con parmigiano e burro, in modo che venga una crosticina golosa e croccante.

L'idea dell'uso del farro e della paprika è nata da una ricetta slovacca che avevo visto da Alessia di Menta Piperita qualche giorno fa, qui. La paprika ci sta benissimo!

mercoledì 27 aprile 2011

Peccati... di gola

In casa di solito la pizza surgelata non entra mai. Figuriamoci, io faccio anche il pane, non potrei mai pensare di mangiare una pizza presa dal banco frigo! 
Tutto questo è vero, solitamente..... Quando si tratta di Big America, la classica pizza americana, però, cedo miseramente! 
Più che una pizza è una focaccia alta, farcita con tanta tanta roba e, per quanto faccia parte di quella categorie di cibo da limitare, se non eliminare, la Big America mi fa tremendamente gola! 
Così, mentre resisto al pane con l'alcool, le pizze "cà pummarola 'ncoppa" surgelate, patatine pre-fritte, briochine e biscotti, ecco che cedo tristemente di fronte ad una pizza....americana! 



Quando Gaietta, Flavia e Alessandra hanno lanciato il contest "Homemade is better" in collaborazione con Kit-zen, non ci ho pensato più di 30 secondi, avrei riprodotto lei, la Big America!

Per realizzarla come si deve ho fatto due tentativi, il primo buono, ma con un impasto rimasto troppo basso e il secondo, questo, che ha dato molta soddisfazione!
L'impasto, non è quello per pizza, ma è quello da panfocaccia di Adriano, che rende perfettamente anche steso maggiormente e trasformato in un focaccione. 


Ingredienti:
Per l'impasto:
250gr farina W 300 (io ho usato una manitoba) 
250gr semola rimacinata
375gr acqua 
25gr strutto 
10gr sale 
3,5gr lievito fresco 
1 cucchiano di malto 



Per il condimento:
Pomodoro (3-4 cucchiai, ce ne vuole pochissimo)
1 fettona di provola tritata
1 cucchiaio di mais
Quadretti di prosciutto cotto
2-3 funghetti champignon a fettine
Fettine di salame rossa
1 striscia di peperone rosso e 1 striscia di peperone giallo
1 quarto di cipolla tagliata a fettine

Procedimento:

A sera preparare un poolish con 250 gr di acqua, 250gr di farina e 0,5 gr di lievito e lasciar riposare a temperatura ambiente per 12 ore (Adriano specifica 23°, io in casa ero all'incirca a questa temperatura).

Al mattino dopo sciogliamo il malto ed il lievito nella restante acqua, aggiungiamo il poolish, la semola di grano duro ed iniziamo ad impastare con il gancio a foglia a velocità minima. 
Dopo 2 minuti, aggiungere il sale e alziamo la velocità di mezzo punto. Fare incordare e, di seguito unire lo strutto. 
Quando quest'ultimo è assorbito, montare il gancio e continuare ad impastare a velocità 1,5, girando l'impasto 2-3 volte, finché non risulta elastico e con una "tessitura fine" (potete vedere l'immagine da Adriano). 

Far lievitare nella ciotola per 40 minuti, e trascorso questo tempo dare un giro di pieghe del primo tipo. Formare una palla e coprire a campana. 

Dopo 20 minuti, dare una serie di pieghe come mostrato nelle foto qui, cercando di sgonfiare il meno possibile l'impasto. Alla fine, però, invece che formare un filoncino, formare una palla e mettere a lievitare.

Un'ora prima della cottura stendere l'impasto in una teglia rotonda di cerca 30 cm di diametro unta d'olio. 
Nel frattempo preparare tutti gli ingredienti per condire la pizza.  
Trascorsa l'ora porre l'impasto in forno caldo a 200° senza alcun condimento. Dopo 10 minuti, quando l'impasto si sarà ben gonfiato, togliere dal forno e condire con il pomodoro e con tutti gli altri ingredienti. Porre di nuovo in forno, continuare a 200° per altri 5 minuti, dopo di che alzare a 250° e accendere il grill del forno. Cuocere per 5-7 minuti e servire. 


martedì 26 aprile 2011

Frollini alla fava tonka

Non avevo mai provato la fava tonka prima di questi frollini. Non ero mai riuscita a trovarla da nessuna parte finché Libera non si è accorta di questa mia "mancanza" e ha pensato di rimediare mandandomene un pacchetto. Sapete che sorpresa bellissima è stata per me? 
Appena aperto il pacchetto sono stata inebriata da profumi dolcissimi che hanno riempito la mia cucina per giorni.  Una delizia, quindi mille grazie a Libera per questo splendido regalo! 
E per questi biscotti devo ringraziare anche un'altra persona, la mia collega di lavoro, con cui ogni giorno chiacchierando, trotterelliamo insieme verso casa, che mi ha prestato il suo spara-biscotti.
Sapete quanta soddisfazione dà quest'aggeggio???? 
In pochissimo tempo, ho "sparato" biscotti di tutte le forme e non potete immaginare quanto mi sia divertita! 
Sicuramente, se avete dei bimbi, sarebbe un bel gioco da fare insieme. :-)


La ricetta di questi frollini proviene da Sara di Fior di Frolla, eliminata la crema di pistacchi e sostituita l'arancia con una buona grattugiata di fava tonka, sono rimasti loro, dei semplicissimi, ma profumati e aromatici frollini buonissimi. 
Ottimi da colazione, ma anche per l'ora del thé o per qualsiasi sfizio e voglia di dolce della giornata! 

Ingredienti: 
400 g di farina 00
200 g di burro freddo di frigo
120 g di zucchero a velo setacciato
4 tuorli
Fava tonka grattugiata

Procedimento (copiato direttamente da Sara):

Con la planetaria (o in alternativa con il mixer, utilizzando le lame metalliche e procedendo ad impulsi) lavorate, utilizzando il gancio a k e a bassa velocità, lo zucchero a velo insieme al burro salato a pezzetti. Unite i tuorli, uno alla volta, quando si saranno incorporati aggiungete la farina e la scorza di arancia grattugiata. Impastate fino a quando gli ingredienti saranno amalgamati ed otterrete una pasta lavorabile. Prelevatela dalla ciotola, se necessario impastate brevemente a mano, dividetela in due parti, alle quali darete la classica forma a palla, e avvolgetele nella pellicola alimentare. Lasciate riposare in frigorifero per almeno 2 ore.
Trascorso questo tempo scaldate il forno a 180° e stendete la pasta, un pezzo alla volta, su di una spianatoia infarinata portando la sfoglia ad uno spessore di circa 5 mm (io invece ho messo l'impasto nello spara-biscotti e li ho formati direttamente su una teglia rivestita di carta forno). Servendovi di un tagliabiscotti circolare del diametro di circa 5 cm ritagliate tante sagome dalla pasta frolla, tenendo presente che dovranno essere in numero pari. Proseguite in questo modo fino ad esaurimento di tutta la pasta. Disponete le sagome su di una teglia rivestita di carta da forno distanziandole di circa 2-3 cm in modo da non farle attaccare e trasferitele in frigo per circa 15 minuti. Cuocete una teglia alla volta a 180° per circa 10 -12 minuti o fino a quando vedrete una leggera doratura superficiale (non devono colorire troppo). Trasferite i biscotti sull’apposita griglia e lasciate raffreddare.

lunedì 25 aprile 2011

Se ne è avanzata un po'...

... provatela con la macedonia di fragole! 
E' rimasta un po' di pastiera dai bagordi di ieri nelle vostre dispense? 
Noi non siamo riusciti a finirla e, visto che ne avevamo di fette da sfruttare per esperimenti,  sapete con che cosa siamo finiti ad  accompagnarle? 
Sì, proprio  macedonia di fragole e, come se non bastasse, per aumentare la golosità abbiamo completato con un tripudio di gocce di cioccolato! Una delizia! 
Le fragole sono semplicemente tagliate in pezzi e condite con zucchero, succo di limone e, volendo, anche qualche fogliolina di menta. 
Il succo rilasciato dalle fragole lo verso direttamente sulla fetta di torta e poi, aggiungo le fragole in pezzi... da 2 giorni andiamo avanti così, pastiera, fragole.... e per i momenti di coccola completa, anche cioccolato! Sono stata abbastanza convincente? 



Buona Pasquetta a tutti!! 

venerdì 22 aprile 2011

Buona Pasqua!

Sono alle prese con il pranzo (neanche fossimo in venti a tavola.... solo 2)....  e immagino che anche voi stiate facendo lo stesso!



Quindi passo al volo, vi lascio un saluto, e soprattutto vi faccio tanti tanti tantiiiiiii.... auguri per una buona Pasqua piena di amore, uova di cioccolato e calore di casa!

Per le ricette vi rimando:
* Per l'uovo di Pasqua: il temperaggio di Nanni
* Per la Pastiera: sempre da Nanni!
*Per la pizza al formaggio: da Martina 

Per questa Pasqua, sarà un pranzo da blogger!

mercoledì 20 aprile 2011

La Pasqua di casa mia - Le cuzzupe calabresi

La cuzzupa, questo è il nome del dolce di oggi, ha caratterizzato la Pasqua di tutta la mia infanzia (e credo lo farà per tutta la mia vita) e non volevo perdere un altro anno per farvele conoscere.

E' un dolce semplicissimo, da colazione, un biscottone di frolla da pucciare nel latte, insomma, niente di troppo elaborato o particolare, ma pieno di significato.
Da piccola non l'ho mai amato particolarmente, neanche il fatto che avesse le codette colorate: non mi piacevano neanche tanto!
Sicuramente atipica rispetto agli altri bambini, non capivo cosa ci fosse di bello o speciale nel decorare un dolce con quelle palline colorate, o ancora peggio, con le barrettine colorate.
Inoltre, la forma delle cuzzupe che può essere di diverso tipo, a cerchio, a treccia o come diceva la mia mamma "a bambolina per te", non mi convinceva affatto, nonostante la libertà di creare.

Con gli anni ho imparato ad amarle, mi piaceva il sapore, mi piaceva mangiarle al mattino con il latte, ma non mi è mai venuta "voglia di cuzzupe".  
Una delle cose che ho sempre amato di loro, invece, è l'aurea di passato che hanno in sè, nella ricetta, nella consistenza, nella forma e anche nelle parole. Ogni volta che leggo gli ingredienti dall'agenda della mamma (che già di per sè sa di passato), mi fa particolarmente sorridere la parola "gradina". Chi usa ancora al giorno d'oggi questo termine? Gradina, mi ricorda tanto la nonna (anche se in realtà non ricordo che la usasse), mi fa pensare ad una pubblicità degli anni '60 con qualche casalinga premurosa. Ecco, questa cosa mi fa davvero impazzire!

Ma sapete quando è scattato il mio vero slancio per le cuzzupe? Quando le ho amate follemente e mi hanno fatto sentire "che è Pasqua"? Quando spargere le codette colorate mi ha messo davvero allegria e finalmente ho capito quanto fossero belle?
QUEST'ANNO! Pochi giorni fa, 2 giorni fa appena, quando per la prima volta ho fatto le cuzzupe da sola, in casa mia, mentre aspettavo che il mio amore tornasse a casa.
Mentre spargevo codette ho iniziato a sorridere, a riempirmi di gioia per tutte quelle palline colorate che andavano a decorare quella nuvola bianca di glassa. In quel momento mi sono sentita bambina!
Intanto, nella mia testa iniziava a ronzare il pensiero "Ah sì, adesso è proprio Pasqua!", manca solo l'uovo della Kinder da aprire la domenica di Pasqua, uovo che mia madre mi regala ancora adesso quando mi capita di essere a Crotone in questo periodo.
Quando è arrivato a casa il mio ragazzo, anche lui ha tirato fuori il sorrisone davanti a quella montagnetta bianca piena di codette colorate e da lì la serata è diventata allegra, giocosa, come se ci fosse festa perchè era pronto il dolce di Pasqua. Mi sono sentita molto "donna di un tempo", di quelle che preparavano chili e chili di dolci in occasione di qualche festività per poi donarle a familiari, amici e parenti.

In Calabria, con il termine cuzzupa, sono indicati diversi dolci pasquali. Grazie ad un dibattito su facebook con Ago e Nuccio, ho scoperto che nella provincia di Catanzaro le cuzzupe sono fatte di pasta lievitata, mentre a Reggio Calabria, lo stesso dolce proposto da me oggi, prende il nome di "Cudduraci".
Dopo un accenno di Nuccio, sono andata alla ricerca del significato delle cuzzupe.
Le uova sono sempre presenti come augurio di prosperità e ricchezza e, nelle famiglie, si prepara almeno una cuzzupa per membro della famiglia (ora capisco cosa intendeva la mamma quando diceva "La bambolina per te e questa grande per papà").
Ma oltre ad una tradizione legata alla Pasqua, la cuzzupa veniva regalata anche alla fidanzata la prima volta che si andavano a conoscere i futuri suoceri. Se la cuzzupa era decorata con 7 uova, allora la coppia era vicina al matrimonio, mentre se le uova erano 9 si rinnovavano le promesse per il fidanzamento.



Ingredienti:

1kg di farina
250 gr di burro, gradina e strutto (un po' di ognuno)
200 gr di zucchero
7 uova (4 tuorli e 3 uova intere)
2 bustine di lievito
Scorza grattugiata di un limone

Per la glassa reale:
2 albumi
250 gr di zucchero circa (bisogna andare un po' ad occhio)
15-20 gocce di limone (un po' più della classica glassa reale)

Per decorare:
Uova sode
Codette colorate

Procedimento:
Impastare tutti gli ingredienti (armatevi di braccia o di impastatrici perchè è una fatica!) fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
A questo punto formare dei salsicciotti di 5-7 cm di spessore a seconda della dimensione della cuzzupa che volete ottenere. Date la forma che preferite, (cerchio o treccia a 2 sono le più diffuse), eventualmente incastratevi qualche uovo per decorare, e disponetele ad una certa distanza l'una dall'altra su una teglia ricoperta da carta forno e cuocere in forno a 200° per 5 minuti, poi abbassare a 180° per altri 15-20 minuti. Fate la prova stecchino e se asciutto, sono pronte.
Attenzione, se le cuocete troppo rischiate di farle diventare troppo dure.
Io ho fatto delle cuzzupe molto piccole, mi piaceva l'idea di averle mignon, ma solitamente sono piuttosto grandi, circa 20 cm di diametro per quelle tonde.

Per la glassa:
Quando le cuzzupe sono in forno iniziare a preparare la glassa.
Con una frusta elettrica iniziare a montare gli albumi e aggiungere un paio di cucchiai di zucchero per volta.
Quando la glassa sarà bella lucida e ben soda, aggiungere il limone. Montare ancora per qualche minuto e poi decorare le cuzzupe, ormai pronte.
Attenzione, la glassa si indurisce facilmente, per cui dovrete usarla entro una quindicina di minuti.

Per decorare:
Ricoprire con la glassa le cuzzupe e spargervi le codette colorate. Lasciare asciugare per diverse ore, finchè la glassa non sia completamente asciutta.



Note: Io ho usato le uova di quaglia per decorare, solo perchè ho fatto delle cuzzupe molto piccole, in realtà si usano le uova di gallina.

lunedì 18 aprile 2011

Gnocchi di asparagi con uova di quaglia per l'MT Challange

Dopo il mese di febbraio, nei panni di giudice per l'MTC, sommersa da danubi, la sfida di questo mese ha aperto un mondo su un piatto che personalmente trovo sfizioso e anche versatile e il mio ragazzo lo adora considerando che quando li vede tira fuori il sorrisone e riesce a sbafarsene 2 teglie in 10 minuti. Di cosa parlo? Degli gnocchi di semolino! Grazie mille Stefania per la tua magnanimità! :)))
Molti sentendo parlare di semolino probabilmente storceranno il naso, ma davanti ad un piatto di croccanti e profumati gnocchi alla romana, sono certa che nessuno disdegnerà! 
Visto questo, non potevo che cogliere la sfida con particolare fervore e partire subito alla ricerca degli gnocchi "per me". Per la creazione sono stata aiutata dalla stagione e da un'ortaggio che amo particolarmente, gli asparagi. Che novità, eh?
Una volta scelto il primo ingrediente che va a finire direttamente nell'impasto, il secondo passo è stato pensare all'intingolo, e cosa meglio dell'uovo, abbinamento classicissimo, ma sempre gradito, che si unisce perfettamente al gusto dell'asparago? 



Per una versione più chic e da aperitivo, ho pensato ad una versione monoporzione servendo uno gnocco, con un ovetto di quaglia che ci calza su a pennello e qualche asparago per servire. 
Mentre per una versione più comoda, ho realizzato una classica teglia, con gli gnocchi leggermente accavallati e ci ho aperto su qualche uovo (sempre di quaglia) sparsi sulla superficie, una spolverata di grana et voilà, il piatto è pronto!



Ingredienti (x 4-6 persone - per uno come il mio ragazzo, anche 3!)

250gr di semolino
1 l di latte
3/4 di un fascio di asparagi + qualche asparago per decorare e accompagnare
Sale
Noce moscata
100 gr parmigiano
60gr di burro
2 tuorli d'uovo
4 uova di quaglia

Procedimento: 
Sbollentare gli asparagi precedentemente mondati e, quando pronti, frullarli per ottenere una purea.
Scaldare il latte, unirvi la purea di asparagi e, quando sta per bollire versare a pioggia il semolino, continuando a mescolare senza mai arrestarsi, per evitare di formare dei grumi. Continuare a mescolare finché il composto non si addensi e si stacchi dalla pentola. 
Spegnere il fuoco e aggiungere una noce di burro (presa dai 60 g), metà parmigiano, i 2 tuorli, sale e una grattugiata di noce moscata. Amalgamare il tutto e stendere il comporto su carta forno, livellandolo fino ad ottenere uno strato di 1 cm circa. Aiutandosi con dei coppapasta o un bicchiere formare tanti cerchi della dimensione desiderata e disporli su una teglia, accavallandoli leggermente l'uno sull'altro. 
Porre in forno a 200°. Dopo 10 minuti aprivi sopra le uova, e spolverare con il parmigiano. Accendere il grill del forno e far cuocere per altri 5 minuti. Decorare con alcuni asparagi sbollentati, una grattugiata di noce moscata e servire. 



Per la versione monoporzione, (la mia preferita!): 
Cuocere a 200° gli gnocchi stesi su un foglio di carta forno, non accavallandoli, per 10 minuti. Friggere l'uovo in una padella unta d'olio, aiutandosi con un coppapasta della stessa dimensione degli gnocchi, per dargli la forma rotonda e della giusta grandezza per la composizione del piatto.  
Disporre in ogni piatto uno gnocco di semolino e porvi su ognuno un'uovo di quaglia. Decorare con qualche asparago sbollentato, aggiungere una grattugiata di noce moscata e servire. 

E con un salutone, mando tutto alla squadra dell'MT Challange!



E ora piccola comunicazione di servizio. Qualcuno ci ha chiesto di posticipare il termine del contest "Schiscetta time", ricordate??? 
E visto che io sono al mio primo contest (mentre Saretta al secondo :-) ), non posso fare già da subito la cattiva! 
Inoltre, con l'occasione anche noi avremo più tempo per riordinare tutto e valutare ogni ricetta con la giusta importanza. 
Intanto vi ringrazio per tutte le stupende ricette che ci avete inviato e per l'impegno! 
E ora.... nuova scadenza (e questa volta ultimissima!!) al 18 maggio! 


venerdì 15 aprile 2011

Tofe ripiene di ricotta e cipolle con lardo dorato... una ricetta per Petronilla

Oggi niente ricetta qui sul blog, vi mando a trovare Petronilla
Non lo faccio mai, ma il post di oggi è particolare ed è a sostegno di qualcosa che solitamente viene disdegnato dalla nostra società.... il lardo! 
Alimento che, guardato come nemico da noi, era uno tra i cibi fondamentali per i nostri nonni e bisnonni, in tempo di guerra. 
Oltre alla ricetta, quindi,  potrete leggere qualche accenno anche al nostro passato, alla cucina di guerra e di un trucco usato per sostenere il proprio fisico. 



La ricetta presentata è semplice e sfiziosa, e nonostante queste tofe siano ripiene e gratinate al forno, non parliamo neanche di un piatto troppo pesante, considerando l'assenza di uova e burro, la possibilità di omettere il parmigiano e la presenza di un filo d'olio in totale.  
L'unico grasso aggiunto è proprio il lardo, ma....leggete bene, in piccole quantità è tutta salute per il nostro organismo! 

giovedì 14 aprile 2011

Memorie di una vita

Io vengo da una famiglia di mare. Da quando sono nata sono in grado di nuotare, dopo pochissimo ho messo piede in barca, e da sempre sono cresciuta in sintonia con il mare. 
Per rendervi l'idea di quello che intendo... Sapete cosa ho fatto ogni mattina, appena alzata dal letto per 18 anni della mia vita? Con gli occhi ancora assonnati, pigiama e pantofole, mi trascinavo alla finestra della cucina, sorvolando sul latte caldo già nella tazza, e guardavo il mare. Dopo averlo salutato, aver capito il suo umore, calmo, arrabbiato per il maestrale, cullato da un vento di terra o solo un po' nervosetto per qualche brezza greca, poteva iniziare la giornata. Questo è quello che ho fatto praticamente per tutta la vita, prima che arrivassi a Milano.
In questi 18 anni, ho potuto godere di tutto quello che il mare era in grado di offrire. 
Mio padre era un pescatore, praticamente per tutta la sua vita non passava estate che non mettesse le bombole sulle spalle e non scendesse sott'acqua a pescare. Spesso, il pesce passava dall'acqua alla tavola nelle tante domeniche trascorse in barca. 
Sulle sue orme, ad un certo punto, anche io ho imbracciato il fucile subacqueo (con tutte le precauzioni del caso) e ho iniziato ad andare a caccia! Vi immaginate una piccola Tery cacciatrice? 
Dopo ore e ore di pesca, tornavo in barca con il mio retino pieno di pesciolini, per lo più triglie, mio padre mi aspettava sulla plancetta pronto a pulire il pescato e nel frattempo mia madre metteva le pentole sul fuoco. 
Mentre io mi davo ai pesci piccoli, mio padre spesso tornava con enormi cernie, uno dei pesci più simpatici da incontrare, ma ahimè, anche tra i più buoni e desiderati dai pescatori. 
Quando la cernia arrivava a casa, non poteva che tramuntarsi in una portata: la pasta con la cernia. 
Il resto finiva al sugo, fritta o in chissà che modi, ma la prima, fondamentale e unica ricetta che non poteva mancare era la pasta. 
La pasta fatta dalla mamma con i ditali (il formato di pasta piccolino a tubicino) e un sugo un po' brodoso. Semplice, con un po' di pomodoro e un po' di prezzemolo, ma che richiede un lavoro enorme per spinare bene la polpa del pesce.
Sicuramente, la "pasta e cernia" è una delle ricette kult di casa mia! 
Questa di seguito non è la stessa versione di casa.... quella la lascio a mia madre, nel timore referenziale di tirar fuori una schifezza invece che la solita prelibatezza! 
Nonostante ciò, è un primo degno di nota, anche se, da brava personcina rispettosa della natura vi ricordo di non esagerate! La cernia, come il tonno, è uno dei pesci che dobbiamo preservare. L'enorme richiesta del mercato sta portando ad un vero genocidio. 
Impariamo a mangiare con intelligenza! 



Ingredienti (x 2 persone):

1 filetto di cernia
4-5 cucchiai di polpa di pomodoro
Olio evo
Mezza cipolla
Brodo vegetale o ancora meglio brodetto di pesce
100gr di mezze penne o ditali
Prezzemolo tritato per completare

Procedimento:
Tritare la cipolla e farla rosolare delicatamente in olio evo. Quando sarà diventata trasparente aggiungere la salsa di pomodoro e farla cuocere per qualche minuto. Aggiungere un mestolo di brodo per allungare e unire il filetto di cernia precedentemente pulito da tutte le lische. Lasciar cuocere e spezzettarlo con grossolanamente con il mestolo. Aggiungere ancora 1-2 mestoli di brodo per portare ad una consistenza densa, ma liquida.
Cuocere la pasta e, quando pronta unire al sugo. Aggiungere il prezzemolo tritato e servire.

- Se avete una cernia intera, potete servirvi della testa e della coda per fare questo sugo, facendo attenzione a deliscare bene il tutto.

mercoledì 13 aprile 2011

Voiello mi ha messo ai fornelli

Ed eccomi arrivata al secondo racconto degli eventi della scorsa settimana. 
Come vi dicevo, dopo Zurigo, la settimana gastronomica non si è conclusa. Martedì inebriata dalla cucina di Christian Nickel, mercoledì alla curiosa scoperta della pasticceria casalinga in un corso alla Fulvio Balducci&co., con lo chef Marco Canevari e poi la settimana si è conclusa in bellezza con un giovedì in casa Voiello
Cosa chiedere di più? 
In assoluto, questo è stato l'evento emotivamente più impegnativo della settimana. Una giornata che mi ha visto prima in cucina e poi davanti ad un pubblico di 70 persone... il tutto con fotografo e cameraman che inseguiva letteralmente me e gli altri chef! 



Tutto è avvenuto nel ristorante di Nicola Cavallaro "Al San Cristoforo", famoso locale con annessa anche una splendida cantina per chi vuole non solo mangiare, ma anche bere bene. Contesto perfetto, ottimo cibo, ottimo vino, questo è quello che si può trovare nel ristorante. Manca altro? La compagnia la dovete portare voi :-) 

Ci siamo ritrovati al mattino, il locale ancora vuoto e poche persone al lavoro. Intanto fotografo e cameraman erano già prontissimi e noi eravamo in preda al panico all'idea di cucinare nella cucina di un ristorante, con uno chef accanto a "giudicarci" (in realtà Marcello è stata la nostra guida) e sotto gli scatti curiosi della macchina fotografica. 
Ognuno di noi, Elisa, Lucia, Manuel ed io, ha avuto il piacere di preparare il proprio piatto, assolutamente  realizzato con prodotti di pianura, seguiti dal supporto di Marcello, lo chef Voiello.

Ma volete sapere cosa ci facevo io tra gli chef? 
Sapete ormai che io, in casa Voiello, sono l'amica di Petronilla, rubrica al quale mi sono legata e sento davvero come un pezzetto della mia vita. In quanto parte del team, la mia presenza tra gli chef suona un po' strana, ma visto che ormai da Petronilla qualcosa la sto imparando, sono riuscita ad incuriosire anche il nostro chef Marcello con le foglie di rapanelli finite in un primo a base di fusilli e proprio ravanelli, in ogni loro parte! 


Dopo una mattinata ai fornelli, a sera ci siamo ritrovati per la cena e la presentazione delle ricette agli invitati.
Tanti foodblogger, ma anche tanti appassionati: la cucina e la passione per la buona tavola è stato il cuore della serata.
La Voiello ha pensato a tutto in ogni particolare (Complimenti a Jasmine e Stefania!!!), ci ha accolto con un aperitivo per ingannare l'attesa prima di sederci in tavola.
Dopo un entrée pensato da Nicola Cavallaro....



 ...abbiamo iniziato con la kermesse di primi, ognuno presentato dal rispettivo chef.
Elisa inizia con le sue "tofe al ragù di verdure". Un piatto mediterraneo, avvolgente e perfetto con l'arrivo dell'estate.


Di seguito Manuel, con le sue "pennette risottate con asparagi e parmigiano", una delizia oltre che realizzate con un metodo di cottura sicuramente non conosciuto da tutti.


Poi il turno di Elisa, del blog In vacanza da una vita, titolo che ha scatenato la curiosità di molti e il desiderio di tanti di essere al suo posto. I suoi "tortiglioni zafferano, pancetta e formaggio cremoso", delicati, morbidi e con un fantastico profumo di zafferano, avvolgono tutti i sensi!


E infine arrivo io, con i miei fusilli ai rapanelli... e un rimando alla storia di Petronilla, per non dimenticare l'importanza del suo pensiero...


Finite le ricette degli chef, ma la cena non è ancora finita! Il colpo finale ce lo serve Nicola con una bavaresina alle fragole.....


E mentre degustiamo il nostro dessert, tutte felici per come è andata la serata, arriva Pepe con il suo sorrisone smagliante....


.... e un regalo bellissimo!


Bilancio della giornata?
Non poteva andare meglio di così!
Incontrare nuovi foodies, spignattare nella cucina di un ristorante, sentirsi "importanti", godersi un'ottima cena in compagnia di persone fantastiche, vivere una giornata di intense emozioni e alla fine ricevere anche un regalo per essersi divertiti...

Intanto anche il dessert è finito....



finite le chiacchiere della serata, il giorno dopo riguardo le foto , i video e leggo i racconti dei compagni di viaggio.... e ora? Ora si pensa al prossimo evento!


Con tutto questo entusiasmo, vi ricordo che gli incontri Voiello sono ancora tanti e pronti ad accogliervi per farvi vivere le stesse emozioni...  non perdetevi i prossimi eventi!! 
Intanto, io vi aspetto sulla rubrica dell'amica di Petronilla questo venerdì.... questa volta ci sarà lo zampino anche del nostro Manuel! :-)

martedì 12 aprile 2011

Dip di erbe di casa

In questo mese di trambusto tra un impegno e un altro ho quasi perso il contatto con la cucina. Certo, ho mangiato, ho provato cucine nuove ed esperienze mai vissute prima, però i fornelli di casa mia non hanno poi lavorato troppo. Ora, quindi, approfitto di questo momento di quiete (o quasi) per dedicarmi finalmente alla casa, la famiglia e quindi anche ai fornelli. Potrei dire che con questo dip ritorno in cucina e anche a casa. 
Notata la montagna di erbe aromatiche che ha ripreso a crescere e a invadere il balcone con l'arrivo dei primi caldi, e tornata finalmente a padroneggiare i meandri della mia cucina, la prima cosa venuta in mente per "potare" un po' le piante senza sprecarle è stato questo dip. 
Adatto per accompagnare carni, pesce, ma anche formaggi, questa crema risulta fresca e profumata. 
In piccole dosi, la aggiungerei volentieri anche ad un piatto di pasta! 



Ingredienti:
Maggiorana, 2 pugni
Salvia, 2 pugni
Timo, 1 pugno
Olio evo in abbondanza
1 cucchiaio di farina di mandorle
Sale

Procedimento: 
Lavare e tenere solo le foglie di tutte le erbe. Porre in un tritatutto, senza asciugare, ma lasciandole grondare ancora dall'acqua, e aggiungere la farina di mandorle, il sale, l'olio evo ed avviare il mixer fino ad ottenere una crema. Eventualmente regolare con l'olio per ottenere la consistenza desiderata. 
Conservare in frigorifero in un vasetto coperto di olio. 

E con questa ricetta rapidissima, vi saluto e vi rimando a domani per un post completamente dedicato sulla serata (anzi giornata) Voiello. Un'esperienza ricca di emozioni.... e palpitazioni!

Con questa ricetta partecipo al contest di Pippi, "Cucinando con le erbe aromatiche"

lunedì 11 aprile 2011

Zurigo, ritrovarsi a Milano

Sono in arretrato di post... la settimana scorsa ci sono stati tanti eventi e io ancora non ho avuto il tempo di raccontarvi nulla! 
Andando per ordine cronologico inizio dal primo incontro della settimana che mi ha visto spettatrice di un cooking show (da Congusto) al cospetto di un grande chef, il tutto organizzato dalla Zurigo Turismo



Con l'occasione ho avuto la possibilità di rivedere i compagni di viaggio dell'avventura zurighese e poi anche di conoscere nuovi blogger! 



Ma torniamo al grande chef di cui vi parlavo, il cuore della giornata. Pronto a mostrarci i segreti della sua cucina, il giovanissimo chef stellato della guida Michelin, Christian Nickel, ci ha accolto per un piacevolissimo pomeriggio di cucina immerso tra le specialità zurighesi. 
Christian (come non chiamarlo per nome visto che praticamente siamo coetanei?!) è lo chef del ristorante Rigiblick, ristorante presente sulla guida Michelin e Gault Millau,  appartenente alla famosa catena "Sorell Hotel". 



Oltre alla particolarità degli ingredienti trovati pronti sul bancone, assolutamente tutti locali - scelta assolutamente da sottolineare, colpiscono subito le tecniche di cottura utilizzate, segno di una grande attenzione al mantenimento dell'integrità dei prodotti. 
Ci ha stupito con cotture nel sacchetto del sottovuoto, con il controllo costante di temperature - peraltro piuttosto basse - per la cottura della carne, o con una specialissima cottura del tuorlo d'uovo. 
Christian Nickel unisce così alla tradizione zurighese una visione moderna e originale che porta alla creazione di piatti "colorati" sotto ogni punto di vista. 
Grande è anche l'uso di spezie che si riconosce da subito nei chutney serviti insieme al formaggio, ma anche nelle portate principali. 



Ma andiamo per gradi. 
Innanzitutto, appena arrivati, pronto ad accoglierci un buffet ricchissimo di formaggi svizzeri, accompagnati da chutney di frutta originali e deliziosi (chiedete a Babs se erano buoni! ;) ). 



Spostati gli occhi dal formaggio, non possiamo rimanere ad occhi aperti davanti ai coloratissimi Luxemburgerli della Sprungli (ricordate?). L'acquolina in bocca parte alla prima occhiata! :-) 



Il menù preparato da Christian inizia con una Tartare di trota con erba cipollina e tuorlo d'uovo fritto
Come vi accennavo, l'uovo ha una cottura che merita di essere descritta. Il tuorlo, viene cotto in un primo momento in uno strato di Trisol, una mistura creata da Adrià a base di farina di manioca e pangrattato. Cotta in forno per pochi minuti in questo composto, l'uovo viene avvolto in una pellicola croccante, che acquista ancora più carattere al secondo passaggio, con la frittura. 
L'assaggio è una sorpresa: il guscio croccante nasconde un cuore scioglievole. Il tuorlo non si è rassodato, ma è rimasto completamente liquido. 





Ancora, Sella di vitello di Ennetburger con spuma di Gruyère, indivia belga, salsa di cipolla e timo.
Il vitello, cotto a 65°, rimane tenerissimo, quasi da sciogliersi in bocca. Il piatto è un mix completo di sapori e texture: l'amarognolo dell'indivia, il croccante del trito di cipolla fritta, precedentemente essiccata, la delicatezza e cremosità della spuma di Gruyère, il tocco di carattere della salsa alla cipolla. Un equilibrio perfetto. 




E per finire non uno, ma ben 2 dessert: la  Millefoglie con crema di fragole servita nel bicchiere e un Dolce al cioccolato e maracuja. Il primo delicato, fresco, soffice.... il secondo con un tocco più forte e intenso. Entrambe le proposte soddisfano appieno il nostro palato. 




Poi, assaggiata a casa, una pralina fatta di cioccolato bianco e fragole che mi ha lasciato incantata (letteralmente!) . Un guscio sottile di cioccolato bianco che raccoglie una mousse soffice e profumata alle fragole. Non è possibile neanche immaginare la bontà di questo boccone!  

Ancora una volta Zurigo è riuscita a sorprenderci con la sua enorme cultura gastronomica e non solo. 
Non solo perchè Christian, come altri cuochi incontrati a Zurigo, sono l'espressione della poliedricità, modernità e apertura di questa città europea spesso non compresa e non conosciuta nella sua completezza. 

martedì 5 aprile 2011

Giusto per un salutino...

Questa ricetta è nel cassetto da una vita, una di quelle ricette per quei giorni in cui si va di fretta, c'è poca voglia di scrivere e poco tempo per farlo.
Una semplicissima ricetta di calamari  ripieni, una delle tante varianti che si possano creare, giusto per lasciarvi qualcosa oggi.
Oggi pomeriggio sarò a passeggio con altre blogger e soprattutto all'incontro che la Zurigo Turismo ha organizzato qui a Milano. Riemergono già le emozioni e i ricordi dei tre giorni trascorsi a Zurigo.... chissà oggi pomeriggio quando vedrò i miei compagni di viaggio!



Ingredienti x 4 calamari:

4 calamari
5-6 cipollotti
2 patate
Olive taggiasche, una manciata
1 uovo
3-4 cucchiai di parmigiano grattugiato
3-4 cucchiai di pangrattato
Olio evo
Sape e pepe

Procedimento:
Bollire le patate e passarle con lo schiacciapatate. Pulire i calamari lasciando intatta la loro sacca. Tritare i cipollotti e mescolarli con la crema di patate. Aggiungere l'uovo, il pan grattato, il parmigiano, sale e pepe, le olive taggiasche e amalgamare.
Riempire i calamari con il preparato e disporli su una teglia da forno unta d'olio. Fare qualche incisione leggera sulla superficie e cuocere in forno a 200° fino a che non si colori la superficie.
Servire, magari accompagnandoli con una insalata di germogli fresca.

lunedì 4 aprile 2011

Risotto alle ortiche e zafferano

Fresca fresca del week end, questo lunedì arrivo da 2 giorni in famiglia in mezzo alla campagna che sono stati rigeneranti. Tra un po' di pulizie e un po' di passatempi all'aria aperta, mi sono goduta questo primo caldo week end di primavera. 
E sapete cosa non può mancare in queste riunioni campagnole di famiglia? Buon cibo e vino!
Il chilo in più quando torno a Milano è assicurato, ma la sensazione di rilassatezza... quella fa sopportare anche il grasso in eccesso! 
In particolar mondo, parlandosi di inizio di primavera, e quindi di primi germogli, un pensiero rivolto alle ortiche non poteva mancare. Così, armate di guanti, forbici e cestello, mia cognata ed io ci siamo "avventurate" nei campi (il fatto che fosse a 2 m da casa cambia qualcosa? ehmmmm....) e abbiamo portato a casa un bel cesto di tenerissime ortiche per assicurare il pranzo agli affamati (come se il frigo non fosse già straripante....)!


In cucina questa volta non c'ero io, ma mio suocero, un cuoco sopraffino che ci delizia con primi deliziosi, arrosti perfetti (lui è un mago nel disossare la carne!) e menù di carne e pesce da ristorante gourmet. So già che mi state invidiando ma è tutto nostro, tiè! ;-) 

Foto scattate con il cellulare, chiedo venia... non era previsto nulla di tutto ciò prima della partenza! 

Ingredienti per 4 persone:

320 gr di riso carnaroli (trattandosi di un week end per le campagne pavesi, consiglio vivamente di provare il riso di zona, biologico e biodinamico.... altro che riso che scuoce!!)
Un bel tegame di ortiche
Mezza cipolla
Olio evo
1 litro di brodo di carne
Una noce di burro
1 bustina di zafferano
1 bicchiere di vino bianco
Parmigiano grattugiato qb

Procedimento: 
Tritare la cipolla e farla rosolare delicatamente finché non diventa trasparente. Aggiungere il riso e farlo tostare (scaldandolo a secco, solo con l'olio e la cipolla).  Sfumare con il vino bianco e aggiungere, 1-2 mestoli di brodo per volta, facendolo assorbire e poi aggiungendone altro, continuando fino a completa cottura del riso e facendo attenzione che questo non si asciughi troppo.
A metà cottura unire le cime delle ortiche (bisogna raccogliere solo i germogli più teneri, le punte delle piante) precedentemente lavate con cura (Appena metterete le ortiche in pentola, la vostra cucina inizierà a profumare in maniera deliziosa!).
A fine cottura aggiungere lo zafferano sciogliendolo in mezzo mestolo di brodo, mantecare con il burro, aggiungere del parmigiano e servire. (Le ortiche crude servono solo per decorazione, non mangiatele così, vi irritereste la bocca!!!)

venerdì 1 aprile 2011

MT Challange di Marzo - and the winner is....

Sapete quanto mi ci è voluto per prendere una decisione????
24 ore! Si, perchè in realtà avevo al massimo 24 ore di tempo, poi Alessandra e Daniela sarebbero venute a prendermi per le orecchie se non avessi dato un nome, però, se non fosse stato per questo, forse ci avrei messo una settimana tra "questa mi piace, però quel ripieno lì....e però quella forma....maddai, di questo colore?".
Insomma, in questo mese ne abbiamo viste davvero di ogni forma, colore e dimensione!
Poi c'è stato il terremoto in Giappone, e i 150 anni della nostra Italia, tutti spunti, purtroppo anche tristi che hanno reso questo MT Challange di Marzo ancora più variegato!

Per rendere l'idea.... guardate qui qualche esempio!
Inizio con un danubio per bambini... il Baco Gigi!  è possibile non innamorarsi? Ok, per bambini, ma io mi riscopro sempre molto piccola e cucciola davanti a queste cose!
In realtà la Vitto ci ha fatto proprio girare la testa visto che di danubi ne abbiamo avuti altri da lei.  La sua versione di San Giuseppe mi ha lasciato a bocca aperta (magari mi saltava qualcosa in bocca!): per una pallina di questo danubio avrei rinunciato a qualunque zeppola! :)

Il profumo di limone del danubio di Saretta..... Immaginate cosa deve essere fare colazione con una di quelle palline?
Poi la scarola di Ale.... Ammetto, il mio danubio, quello fatto con prosciutto e mozzarella, una volta cotto, l'ho riempito di cime di rapa dopo aver aperto singolarmente ogni pallina... quando si dice la gola!
La scarola, altra verdura che adoro, è una variante che è entrata di forza nella mia testa e non ne uscirà fino all'assaggio!

Abbiamo avuto anche qualche danubio con la farine alternative. Ad Esempio la versione di Kika realizzata con farina di ceci e ripieno di burrata. Grazie Kika per questo goloso contributo!

Ditemi... non trovate godurioso il danubio di Nicole: sono convinta che qualcuno si sia già messo con le mani in pasta per poter riempire ogni pallina con del burro d'arachidi!!!

Ancora, c'è stata il danubio molto primaverile di Fabiana. I fiori sono ancora un ingrediente poco usato e la sua idea è certamente molto particolare!

E con questo mi fermo qui..... dovrei continuare almeno fino a 70 menzioni per dare la giusta idea di quanto siete stati bravi, ma ci metterei 2 giorni e il tempo invece è pochissimo.

Così, è meglio arrivare al vincitore. Alla fine, avrei fatto "ambarabà-ci-ci-co-cò" tra i partecipanti, soprattutto quando stringi stringi sono arrivata agli ultimi 2 partecipanti "sopravvissuti" alla selezione.
La scelta è stata a dir poco ardua e alla fine ero davvero in crisi, guardavo uno....guardavo l'altro.... e fare il giudice è davvero una cosa crudele! Grande ammirazione per Daniela, Alessandra, Giorgia e i miei predecessori! :)

Ma prima di arrivare al vincitore finale, 2 parole le spendo per "l'altra", colei di cui potremmo dire essere arrivata seconda, Libera di Accanto al camino con il suo "Bel danubio blu".
Proprio la sera prima di vedere il danubio di Libera, scrivevo ad Alessandra che avrei voluto fare un danubio BLU... sì, proprio colorato! Libera è arrivata con un'onda, e ci ha travolte tutte! A questo chi ci aveva pensato?
A lei quindi vanno i miei complimenti per l'originalità del suo danubio, per la bravura nel realizzarlo e per la pazienza a costruire l'onda!
Inoltre, nota di merito per la spiegazione dell'impasto realizzato con la macchina del pane.
Ma vogliamo arrivare al vincitore???

And the winner is....... Stefania di Arabafelice in cucina con il suo danubio lillipuziano!



E prima di continuare dico: NO, NON E' UNO SCHERZO!
Stefania, hai vinto davvero l'MT Challange di Marzo!

Il rischio di doversi spalmare lo strutto sul viso, meritava di essere premiato!
Sicuramente una motivazione importante, ma a parte questo,  il danubio di Stefania è originale in ogni parte.
La versione mignon lo rende molto attraente, carino da vedere e adatto ad un goloso e simpatico aperitivo.
Inoltre al mignon non ci aveva pensato proprio nessuno! Sono venuti fuori danubi di tanti colori e forme, ma nessuno lo ha rimpicciolito! 

Passiamo al ripieno: arachidi salate e miele. Vi sembra poco? Questa versione un po' orientale, dolce-salata, mi è piaciuta subito. Una interpretazione molto personale che rende il complesso unico, soprattutto pensando al contesto dell'aperitivo.  

Inoltre abbiamo anche una bella presentazione e le foto dettagliate.... cosa desiderare di più?

Con questo: Stefania, ti passo la patata bollente! All'inizio sembra facile, per le prime 24 ore, poi.....

E infine un grazie speciale va ad Alessandra e Daniela! E' stata un'esperienza unica e voi l'avete resa divertente, allegra e siete riuscite a trasmettermi la vostra passione per questa sfida.

Ora, mi riimmedesimo nella sfidante e ci vediamo presto con la prossima ricetta! :-)

Budino-soufflè al cioccolato in pentola a pressione

Arrivo in corner! Non pensavo di riuscire a farcela e invece eccomi, poco prima che il contest finisse.... io, che vivo di pentola a pressione! No, proprio non potevo mancare!
Ci tenevo tanto a partecipare al contest di Genny, proprio perchè la pentola a pressione, per me, è uno strumento utilissimo di cui spesso non si conoscono tutte le potenzialità. Per stufati, per bollire, per minestre, ma anche per la cottura al vapore e anche per i dolci.
In quanti sanno che si possono fare dolci in pochissimo tempo con l'aiuto della pentola a pressione?
Io l'ho scoperto da pochi mesi e ora continuo a fare esperimenti.... e quindi ho continuato anche con  la ricetta dell'Artusi e ho scelto di realizzare il soufflet di cioccolata (ricetta 703).

Modifico in corso d'opera del nome, si perchè questo non è un budino, ma un soufflè. La consistenza però non è spumosa proprio come quella del soufflè, allora sono arrivata a questa mediazione: budino-soufflè!



703. SOUFFLET DI CIOCCOLATA

Ingredienti (x 5 tortini):
L'Artusi dà la dose per 6, io ho ridotto un po' per farne 4 grandi o 5 piccoli.
Zucchero, grammi 80.
Farina di patate, grammi 50.
Cioccolata, grammi 50.
Burro, grammi 10.
Latte, decilitri 2,3.
Uova, n. 2.
Rhum, una cucchiaiata.

Procedimento:
Mettete il burro al fuoco e quando è sciolto versate la cioccolata grattata; liquefatta che sia anche questa, versate la farina di patate e poi il latte caldo a poco per volta e, rimestando sempre con forza, aggiungete lo zucchero. Immedesimato che sia il composto e cotta la farina lasciatelo diacciare. Per ultimo aggiungete il rhum e le uova, prima i rossi, poi le chiare montate; e se queste fossero più di tre, il dolce verrebbe anche meglio.
Rivestite di carta forno (io non l'ho fatto e non sono riuscita a sformarli perfettamente) degli stampini da creme caramel, prima bagnaa e strizzata e versateci il composto. Poneteli nella pentola a pressione con un dito d'acqua sul fondo e far cuocere 12-13 minuti dal fischio. Spegnere, svuotare la pentola dal vapore, aprire e sformare i tortini. Volendo, servire con panna montata (assolutamente consigliato per godersi appieno il momento!)


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