lunedì 28 febbraio 2011

Sfoglia di cannellini al ragù di pescatrice e guanciale

Ho la fortuna di essere nata in una città di mare dove, per comperare il pesce, si va sul porto, si vede cosa è arrivato sui banchi dei pescivendoli quella mattina o, se si è più fortunati, ci si dirige direttamente dal pescatore appena tornato in porto per sapere con che bottino è tornato a casa. 
Ormai sapete anche che vivo a Milano da diversi anni e che questa fortuna me la sono dovuta dimenticare purtroppo... Certo, non posso andare più sul porto, ma sapete che in Calabria si è molto calorosi e disponibili? E che la famiglia è ancora un valore fondamentale (direi che in Italia questo si può generalizzare a tutta la nazione!)? 
Elementi fondamentali questi, che mi permettono di avere al mattino il pesce fresco a Milano, pescato la sera prima a Crotone! 
Infatti, mentre la mamma mi rifornisce di verdure, carne, olio, affettati, ecc... mio zio invece non mi fa mancare il pesce fresco e il vino! Lo ammetto, sono un po' viziata! :-)
Grazie a questo posso godermi uno splendido bianchetto, delle triglie di scoglio grandi come un sarago, delle sogliole da leccarsi i baffi e anche questa rana pescatrice. 



L'idea della ricetta è nata da questa sfoglia realizzata con farina di fagioli cannellini, farina portata a casa da Identità Golose che mi ha lasciato per un mese in riflessione quasi costante. Volevo trovare un piatto giusto per valorizzarla e alla fine ne è venuta fuori questo primo che ho amato al primo boccone! 
La sfoglia è leggerissima, delicata, saporita, perfetta. 
Il sugo è profumatissimo, l'accostamento di guanciale di Norcia e bocconcini di rana pescatrice è stata una magnifica sorpresa e l'aroma di alloro ha dato definitivamente il tocco finale. Insomma, non cambierei proprio nulla di questo piatto! 

Il resto della pescatrice, invece, l'ho cotto a vapore dopo averlo ricoperto di un trito di aromi (timo, maggiorana, prezzemolo e pepe di Sichuan)...servito con olio e limone... buonissimo! Se vi capita di avere una rana pescatrice a disposizione vi consiglio di provare. Questo metodo di cottura ha esaltato le sue carni, rendendolo un secondo speciale. Molto meglio delle classiche preparazioni in umido!  



Ingredienti (per 3 persone)

Per la pasta:
60gr di farina di fagioli cannellini
50 gr di farina 00
Acqua qb.

Per il ragù:
Trito di 1 carota, 1 costa di sedano e 1 cipolla
1 fetta di guanciale
1 fetta di rana pescatrice
1 foglia di alloro
Olio evo
1 fetta di guanciale per completare
Mezzo bicchiere di vino bianco

Procedimento:

Per la pasta:
Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Stendere l'impasto in una sfoglia sottile (con la mia macchina sono arrivata fino al livello 8). Tagliare l'impasto in quadrati di circa 10 cm per lato e tenere da parte fino al momento della cottura. 

Per il ragù: 
Tritare la carota, il sedano e la cipolla e farli rosolare a fuoco basso in 6-7 cucchiai di olio evo. Tagliare a fettine sottili il guanciale e aggiungerlo al trito di verdure. Unire l'alloro. Quando la cipolla è trasparente e il guanciale e quando si sarà cotto, sfumare con del vino bianco. Infine aggiungere la rana pescatrice tagliata a tocchetti. Mescolare e spegnere subito. Il pesce finirà di cuocere in un secondo momento. 

Montaggio:
Per una realizzazione un po' elegante, si può presentare il piatto a mo' di raviolo aperto, altrimenti, cuocere semplicemente la pasta (che potrete fare come maltagliati), mescolarla al ragù e servire. 
Per la versione a raviolo aperto, cuocere la pasta poche sfoglie per volta. In ogni piatto porre al centro un filo d'olio (serve per non far attaccare la pasta al piatto) e disporvi sopra una sfoglia di pasta. Condire con un cucchiaio di sugo e chiudere con un'altra sfoglia. Aggiungere ancora un cucchiaio di condimento e qualche strisciolina di pancetta resa precedentemente croccante passandola in una padella calda.


giovedì 24 febbraio 2011

Torta soffice all'arancia

Era da giorni che avevo voglia di torta all'arancia. Una torta soffice, una di quelle da colazione, che però avesse un delicato profumo e sapore di arancia. Ecco cosa mi frullava per la mente da giorni. Quasi per imposizione mi sono finalmente decisa a farla un sabato mattina, mentre il mio lui dormiva e io invece ero operativa già da un po'. Praticamente ciò che accade ogni week end!
Non avevo voglia di cercare una ricetta ad hoc, così ho aperto il mio quaderno di ricette e ne ho adattato una che potesse andar bene.
Visto i colori del sole e l'allegria che può sprigionare il solo guardare questi raggi arancioni poggiati sulla superficie, visto che "Oooohhh" lo direi io davanti ad una semplice torta colorata, questa ricetta viene destinata alla raccolta di ricette per il Santa Lucia, perchè, quando c'è qualcosa di buono, non può semplicemente finire così... Siamo bravi a chiudere gli occhi e a contare... il denaro... in questo caso, quello che dovrebbe "contare" è solo la salute e la felicità di questi bambini e dei loro cari.




Ingredienti:
250gr di farina
1 uovo ed 1 tuorlo
150 gr di zucchero
70 gr di burro
1 bustina di lievito
2 dita di latte
il succo e le zeste di un'arancia
Un'arancia per decorare la superficie
Mezza bustina di torta gel

Procedimento:
Montare le uova con lo zucchero. Aggiungere il burro fuso, le zeste grattugiate dell'arancia e mescolare.
Unire la farina setacciata un po' per volta e quanto terminata, il lievito sciolto nel latte. Infine aggiungere il succo dell'arancia e mescolare fino ad ottenere un composto spumoso. Versare in una teglia imburrata da 20-22 cm e cuocere in forno già caldo a 170° per circa 35 minuti.
Far raffreddare e intanto tagliare l'arancia a fettine sottilissime. Posizionare le sfoglie di arancia sulla superficie della torta.
In un pentolino preparate il tortagel seguendo le istruzioni della confezione e versarlo sulle arance in modo uniforme.




martedì 22 febbraio 2011

Solo perché avevo voglia di fotografare: verza e patate

E dopo l'estrema dolcezza di ieri, oggi si rimane leggeri con un contorno a base di verza.... ma, vi sembra normale che una persona si metta a cucinare solo perché aveva voglia di fare qualche sperimentazione fotografica? E' esattamente il motivo per cui è nato questo piatto. Beh, ogni tanto mi capita e mi trovo con la povera vittima (il piatto) che viene spostato, girato, rigirato e magari anche rimpiattato solo perché io, piccola Tery, avevo voglia di fare qualche fotografia, sperando di riuscire finalmente a capire qualcosa delle potenzialità che la sua succube macchina fotografica le offre. 
Questa mia ossessione giornaliera, quando arriva investe praticamente tutta la casa, fidanzato compreso, e, mentre la cucina è invasa dal pentolame usato per il cucinare,  il soggiorno esplode nel caos: computer sul divano, libro di istruzioni della macchina fotografica sul tavolino, centrotavola sbattuto in un angolino per far spazio al mio set, treppiedi,  flash, lampade, pannelli bianchi in giro, fogli di carta sparsi nel caso mi serva un diffusore (qui attrezzatura professionale!!!), e ovviamente poi attrezzi per il set, tovaglie in giro, tovaglioli, tappi, bicchieri, frutta o verdura, ecc. ecc.....
Ecco, questa ricetta è nata proprio in uno di quei giorni in cui avevo voglia di caos fotografico, anzi, è nata proprio per questo, però meglio che non commentiate la riuscita! :PPP  



Ingredienti:
Mezza verza
2 patate
1 cucchiaio di capperi
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 acciuga
1 manciata di olive nere
Mezzo bicchiere di aceto bianco.
Olio evo
1 spicchio d'aglio

Procedimento:
Tagliare la verza a pezzetti, lavare bene e scolare. Pelare e tagliare a tocchetti le patate. In un'ampia padella far soffriggere l'aglio in olio evo, sciogliervi l'acciuga, aggiungere le olive nere e le patate, far saltare e poi aggiungere la verza. Quasi a fine cottura sfumare con l'aceto. Dopo che è evaporato assaggiate, se non basta aggiungetene altro. Infine condire con un trito di capperi e prezzemolo. Mescolare e servire.  

lunedì 21 febbraio 2011

Tortine al limone, blueberries&ribes x 2

Mi sono innamorata di lei, non ho altre parole per spiegarlo. Conosciuta il giorno di San Valentino grazie a Barbara, ho sfogliato il suo blog attentamente e, sono rimasta a bocca aperta guardando tutto.... Se avete voglia fate un giro sul suo blog e guardate anche le foto della sua famiglia.... Non sembra venuta fuori da un telefilm? Bambine stupende e mamma e papà che sembrano scelti per sfilare alla settimana della moda! Anche le immagini felici e poi le torte da casa delle bambole completano il quadro. Tutto così perfetto! :-)  
Quando due giorni dopo la scoperta del suo blog ho visto questa torta molto sunshine, ho avuto l'irrefrenabile desiderio di realizzarla. 
Ho studiato la ricetta, comperato gli ingredienti e trasformata in base agli stampi che avevo in casa (purtroppo non avevo il tempo di andare anche alla ricerca di 3 stampi da 20 cm). Da torta è diventata tortine, ho dimezzato la dimensione e le ho fatte da 10 centimetri, servendomi degli stampi da crostatine. 
Nel momento in cui ho pensato alle tortine ho subito immaginato il risultato finale.... quanto sarebbero carine????
Ovviamente, neanche ci ho provato a renderle perfette come Sweetpolita, però, nonostante la mano imbranata che ho per decorare i dolci, sono venute fuori delle tortine molto carine perfette per una cenetta romantica. :-) Quando le ho completate ho immaginato una coppietta, stesso piatto, 2 cucchiaini.... una tortina per 2!  




Prima della ricetta segnalo alcune modifiche effettuate rispetto all'originale: 
1. Non ho fatto 2 cake differenti, ma ho utilizzato solo la base al limone, realizzando 4 tortine con i frutti di bosco e 2  senza nulla. Io ho fatto solo 2 tortine da 3 strati, ma la dose consente di realizzare 9 mini cake e quindi  3 tortine complete (anche le creme sono sufficienti per 3). 
2. Ho sostituito il lemon curd di Martha Stewart, con una versione leggermente più light trovata su Menù Turistico.
3. Ho ridotto le dosi per fare 3 tortine con 3 strati di cake da 11 cm di diametro invece che una sola torta con 3 strati da 20 cm. 

Ingredienti:

Per il cake (Lemon-Blueberry-Ribes layer cake. Dosi ridotte rispetto all'originale):

175 gr di farina + 4 cucchiai
1 cucchiaino e mezzo di lievito
Mezzo cucchiaino di sale
1 confezione di mirtilli e metà di ribes
75 gr di panna acida
85 gr di latte intero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 cucchiaino di buccia di limone grattugiato
150gr di burro
200gr di zucchero
3 uova piccole
(Sweetpolita aggiunge anche l'estratto di limone, ma io l'ho omesso)

*Tutti gli ingredienti dovranno essere a temperatura ambiente.

Procedimento:
Imburrare le teglie da 10 cm. Ne servirebbero 9, io ne avevo meno e ho  fatto 2 giri di cottura.
Setacciare gli ingredienti secchi, tranne lo zucchero. Porre i frutti di bosco in una terrina e aggiungere un cucchiaio di farina presa dagli ingredienti secchi e mescolare delicatamente.
In un'ampia ciotola unire il latte, la panna acida, la vaniglia e le bucce di limone.
A parte mescolare burro e zucchero fino ad ottenere un composto spumoso (ci vorranno circa 5 minuti). Al burro unire le uova una per volta finché non sono ben amalgamate.
Unire gli ingredienti secchi alternandoli al composto di latte fino al completamento di tutti gli ingredienti.
Scaldare il forno a 175°. Versare l'impasto in 3 tegliette riempendole per i 2/3. Al restante impasto aggiungere delicatamente i mirtilli e i ribes. Mescolare e dividere il composto nelle altre teglie.
Cuocere in forno per circa 25 minuti, finché non saranno dorate e asciutte (prova stecchino).
Una volta cotte lasciar raffreddare su una gratella.




Per il Lemon Curd:
Il succo e la scorza grattugiata di 2 limoni
1 uovo e 1 tuorlo
1 cucchiaio di maizena
100 gr di zucchero
1 noce di burro (nell'originale, un cucchiaio di olio di oliva)

Procedimento:
In un pentolino unire tutti gli ingredienti tranne il burro, amalgamare bene e porre sul fuoco a fiamma medio-bassa. Portare ad ebollizione, abbassare la fiamma a minimo e continuare la cottura per un paio di minuti. Filtrare tutto in un colino a maglie strette e porre in un contenitore sigillato per evitare che formi una pellicola in superficie. Far raffreddare e porre in frigorifero per mezz'oretta prima di usarlo.



Per il frosting al burro e zucchero a velo:

150gr di burro
1 cucchiaino di zeste di limone
250gr di zucchero a velo (nell'originale era più del doppio, ma confrontando con altre ricette del web ho abbassato la dose. La consistenza è perfetta e il sapore rimane stucchevole allo stesso modo!)
1 cucchiaio di succo di limone
3 cucchiai di panna da montare
1 cucchiaio di acqua
1 pizzico di sale
Qualche goccia di colorante giallo
(Sweetpolita aggiunge anche qui l'estratto di limone, io l'ho omesso)

Procedimento:
Lavorare il burro morbido con le zeste di limone con un frullino fino ad ottenere un composto soffice. Aggiungere un po' per volta lo zucchero a velo a velocità bassa, impastando per circa 2 minuti. Aggiungere i restanti ingredienti e mescolare a velocità medio alta per 3-4 minuti fino a che non diventa ben spumoso. A questo punto aggiungere il colorante e mescolare per far uniformare il colore.


Assemblaggio:

Posizionare il primo strato di cake con i frutti di bosco e rivestire i bordi di un sottile strato di frosting. Ora spalmare la superficie della tortina con il lemon curd. Il frosting sui lati serve per non far colare il curd.
Porre sopra la crema uno strato di cake senza mirtilli e ripetere l'operazione: prima il frosting sui lati e poi il curd sulla superficie. Infine chiudere con il terzo strato di cake ai frutti di bosco, posizionandolo a testa in giù.
Rivestire anche questo di un sottile strato di frosting sia sui lati che in alto e porre nel congelatore per 30 minuti. Una volta freddo, tirarlo fuori e spalmare un abbondante strato di frosting aiutandosi con una paletta lunga per dolci. Decorare a piacere.






venerdì 18 febbraio 2011

Raviolini ricotta e spinaci, per una volta li ho fatti piccoli.

I ravioli ho imparato ad apprezzarli da quando vivo a Milano.
A Crotone, con i miei genitori, li mangiavo raramente e sempre con il ripieno di ricotta e spinaci, forse per questo i miei preferiti.
A Milano, invece, sono capitati eventi che hanno fatto sì che creassi un legame con questo tipo di pasta... già dal primo momento in cui arrivai.
Il mio primo anno di università, l'anno in cui ho cambiato vita, andando a vivere lontano da casa e iniziando la convivenza con altri studenti, ho avuto la fortuna di incontrare una dolcissima ragazza francesce con cui condividevamo tutto. E adesso lo faremmo ancora se non fosse per la distanza :)))  
Con lei abbiamo condiviso anche l'alimentazione più sregolata che potesse esistere...Sarebbe meglio stendere un velo pietoso, ma ormai  ho tirato fuori l'argomento! 
Si dal caso che i primi 3 mesi di università abbiano portato al mio corpicino ben 10 kg di più (persi tutti una volta ritrovata la sanità mentale :P), racimolati in soli 3 mesi a furia di pane e nutella mangiata a qualunque ora del giorno e della notte....e ravioli quasi tutte le sere! Facili da preparare, si condiscono con qualcosa di semplicissimo e il piatto è bello e pronto.
Questo è stata solo il primo approccio ai ravioli, perchè poi è successo nella mia vita un altro evento, uno di quelli seri che ti cambia la vita, è arrivata la mia piccola cavia. Lui che si è fatto conoscere al primo incontro per aver unito le caramelle gommose al risotto ai funghi funghi porcini (Devo aggiungere altro??).... Amore a prima vista! :-)
Il suddetto, milanese praticamente per il 50% e per il restante 50% pavese, proveniente da uno di quei paesini in mezzo alla campagna dove l'agricoltura e il proprio pezzo di terra contano ancora e, quindi, anche il cibo di cui ci si nutre.
In questo posto ameno, di cui è impossibile non innamorarsi, uno dei piatti tipici sono proprio i ravioli, non ravioli a caso, ma quelli di stufato. I ristoranti di zona li preparano ogni domenica e sono sempre realizzati allo stesso modo: ripieni di carne di stufato ed erbette e conditi con sugo di stufato.
Ecco, da quando sono arrivata lì, nel pavese, i ravioli ormai sono entrata in maniera abbastanza regolare nella mia alimentazione. Una volta, l'evento "ravioli", capitava una o due volte l'anno, non di più, adesso diciamo che mi sono assestata su un 2-3 volte a stagione.
E visto la passione del mio ragazzo per i ravioli, a me poteva non frullare per la testa di prepararli?
Quando ne mangiamo un piatto ripieno di ricotta e spinaci, lui ripete sempre che "sono i più buoni" così, quando prima di Natale mi è capitato di vedere questi di Saretta, ho avuto immediatamente il desiderio di prepararli, diciamo per farlo contento.... mentre per me, cosa volete che sia un piatto di ravioli? Ricotta e spinaci sono solo i miei preferiti :-)



Ho modificate le dosi leggermente secondo le mie preferenze. Ho aumentato un po' la quantità di spinaci e del parmigiano e ridotto leggermente la dose di ricotta.
Ma soprattutto, li ho fatti in formato mignon! Di solito questo tipo di ravioli sono sempre molto grandi, io ho deciso di farli piccolini... chi l'ha detto che son buoni solo in versione maxi???


Ingredienti (x 3 persone)

Per il ripieno:
100 gr di spinaci  già lessati (In proporzione ho utilizzato più spinaci rispetto a Saretta)
200 gr di ricotta
3 cucchiai di parmigiano
1 tuorlo
1 spolverata di noce moscata
Sale

Per la sfoglia
1 uovo + 2 albumi
250 gr di farina 00
50 gr di farina manitoba (un trucchetto appreso da Saretta. La farina manitoba produce più glutine e rende la sfoglia più elastica)
1 pizzico di sale


Procedimento:

Per il ripieno:
Una volta lessati e scolati gli spinaci tritarli aiutandosi con la mezza luna e passarli in padella con una noce di burro, in modo da fargli asciugare tutta l'acqua.
In una ciotola setacciare la ricotta, aggiungere il parmigiano, gli spinaci, la noce moscata, l'uovo e il sale e lavorare fino ad ottenere un composto omogeneo.
Lasciare a riposare in frigorifero per un paio d'ore.

Per la sfoglia:
Formare la fontana con la farina, aggiungere le uova, il sale e impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Far riposare in frigorifero per mezz'oretta e poi procedere a stenderla in una sfoglia sottile.
A questo punto Sara consiglia di stendere a mano per non far perdere porosità, ma io testona ho usato lo stesso la macchina.

Io procedo così, stendo la prima sfoglia, infarino bene (benissimo, altrimenti attacca!), la poggio sul raviolatore (nient'altro che delle file di formine di ravioli) infarinato benissimo, riempio con circa un cucchiaino di ripieno ogni buchino, poi stendo la seconda sfoglia, ricopro il ripieno e poi passo il mattarello delicatamente fino a che non si saranno formati i ravioli. Capovolgere e rovesciare i ravioli su un piano aiutandosi con le mani a farli scendere e, se necessario, servirsi di una rotella zigrinata per separare i ravioli rimasti uniti.
Una volta completata tutti gli ingredienti potete cuocerli subito,  infarinarli bene e lasciarli riposare fino alla cottura oppure fino a che non si saranno asciugati un po' per congelarli, oppure sistemare su una placca e mettere in freezer per mezz'oretta, poi versarli un sacchetto per congelatore e congelare.

La mia mamma li condiva sempre con il ragù, il preferito di casa, ma secondo me sono ottimi anche con sughi semplicissimi che lascino spazio al gusto del ripieno. Un semplice burro e salvia o un pomodoro fresco sono più che sufficienti per ottenere un primo speciale!
Non ho una foto del ripieno, ma fidatevi, erano ottimi! :-)

E oggi non dimenticatevi della giornata dell'energia... oggi, illuminiamoci di meno!

mercoledì 16 febbraio 2011

Pan-farinata con pasta madre

Si tratta di un pane a tutti gli effetti, una ciabattona, però l'aggiunta della farina di ceci e del rosmarino (per una delle 2 versioni che ho preparato, una senza e una con rosmarino), ha creato in automatico il paragone con la farinata che preparo spesso con l'aggiunta di rosmarino appunto.
Avevo già provato una volta a fare un pane con la farina di ceci che, per quanto buono, era un po' troppo pesante causa lievitazione non completata.
Questa volta ho coccolato molto di più il mio impasto, ha lievitato magnificamente e il pane è risultato leggero, con una mollica alveolata e umida al punto giusto. Il sapore della farina di ceci non è invasivo, anzi, è più inebriante per l'olfatto che non per il palato.



Gli ingredienti li ho definiti a naso, in base a come mi sembra potessero ben equilibrarsi. Per il procedimento mi sono affidata alle tecniche di Antonella, fidata esperta di pasta madre.


Ingredienti:
110 gr di pasta madre appena rinfrescata
350 gr di acqua
100gr di farina di ceci
200 gr di farina 00
350gr di manitoba
1 cucchiaino di malto
Sale, 2 cucchiaini da thè
1 cucchiaio di rosmarino (facoltativo)

Procedimento:
Spezzettare la pasta madre in acqua tiepida, e farla sciogliere leggermente. Aggiungere il malto. Se impastate a macchina avviatela a velocità minima e mescolate acqua e pasta madre per un paio di minuti.
Aggiungere 200 gr di farina e i 100 gr di farina di ceci e iniziare ad impastare. Quando ancora non si è assorbita tutta l'acqua ho aggiunto il sale (ed eventualmente il rosmarino).
Aggiungere gradualmente la restante farina e continuare ad impastare fino ad ottenere una palla abbastanza liscia.
Trasferire l'impasto sul bancone e continuare ad impastare facendo pressione con i pollici. Una volta che l'impasto ha preso più consistenza, utilizzando le nocche delle mani, continuare ad impastare come si vede in questo video.
Poi sbattere l'impasto in modo da fargli forza e incordarlo (Guardare sempre qui).
Formare una palla e porre a lievitare in un luogo tiepido fino a che non triplichi (circa 10-12 ore).
Dare un giro di pieghe e far lievitare fino al raddoppio.
A questo punto dare la forma al pane, fare alcune tagli obliqui e porre a lievitare di nuovo fino al raddoppio (circa 3 ore).
Infine cuocere in forno caldo a 250° per circa 40-45 minuti.

lunedì 14 febbraio 2011

Le polpette italo-svedesi per l'MT Challange

Primo MT Challange per me, era assolutamente ora di iniziare. Rimandavo da tanto tempo la prima "gara", ma quando ho visto le polpette svedesi che il mio ragazzo tanto ama, non ho saputo resistere... era il momento di lanciarsi!
E così è stato.... pensare alla ricetta è stato un vero spasso e, per iniziare mi sono lasciata ispirare dalle polpette di Alessandro.
Ho visto la composizione, il modo di accompagnarle e ho cercato di mantenere lo schema, creando però qualcosa che unisse Italia e Svezia.
Alessandro le presenta così: polpette svedesi, accompagnate da una salsa bruna, salsa di mirtilli, purè di patate e un'insalata agrodolce per rinfrescare.



Le polpette, dalla carne sono passate al baccalà, ma sarebbe stato ancora meglio lo stoccafisso per mantenere l'assonanza (purtroppo non avevo il tempo di farlo rinvenire!). Polpettine profumate al limone per ricordare i nostri agrumi. 
La salsa con brodo di carne, è diventata una base leggera di panna al profumo mediterraneo di rosmarino.
La salsa di mirtilli e l'insalata agrodolce è stata sostituita da profumati limoni del Sud, canditi e poi marinati in olio extravergine di oliva (Made in Calabria :) ) e aceto bianco. Da un lato così si mantiene la freschezza di un'insalata, il tocco agrodolce e l'acidulo della frutta.
Infine, il purè, un classico potremmo dire internazionale, che ho mantenuto come nella versione di Alessandro, abbandonando la noce moscata o il parmigiano (più o meno le tipiche varianti italiane) per profumarsi di pepe rosa. 


Ingredienti (per 2 persone):

Per le polpette:

300gr di baccalà
La scorza di mezzo limone
Pangrattato qb
1 uovo
1 cucchiaio di olive nere
1 pezzetto di uno spicchio d'aglio
un cucchiaio di prezzemolo tritato
Sale (da non aggiungere se il baccalà era sotto sale)

Per la cottura:
1 spicchio d'aglio
Olio evo
1 rametto di rosmarino
Qualche cucchiaio di panna

Per il limone candito e poi marinato:

La buccia di un limone
Pari peso di zucchero
Acqua qb
Olio e aceto

Per il purè:

3 patate
Latte qb
Sale
Pepe rosa

Procedimento:

Per le polpette: 
Innanzitutto, se avete comperato baccalà sotto sale ponetelo a bagno per un paio di giorni, mentre se avete stoccafisso, fatelo rinvenire in acqua per una settimana. 
Una volta che avete pronto il pesce,  eliminare la pelle e le lische. Tritarlo finemente insieme alle olive nere. 
Sminuzzare il prezzemolo e il pezzetto di aglio e aggiungerlo al pesce. Unire la scorza grattugiata del limone, l'uovo e iniziare a mescolare. Aggiungere qualche cucchiaio di pangrattato fino ad ottenere la consistenza giusta per la formazione delle polpette. 
Formare le polpettine (io le ho schiacciate leggermente, ma vanno benissimo rotonde).

Per il limone candito e marinato: 
Tagliare la scorza del limone in strisce, porle in un pentolino, coprire di acqua fredda e portare a bollore. Ripetere l'operazione per altre 2 volte, partendo sempre da acqua fredda. Questo processo serve per eliminare l'amaro del limone. Dopo l'ultima bollitura, scolare dall'acqua e pesare le scorze. Rimettere in un pentolino ed aggiungere pari peso di zucchero. Coprire di acqua a filo delle scorze e porre sul fuoco fino a completo assorbimento del liquido. Quando assorbito tutto, togliere dal fuoco (non dimenticatele sul fuoco altrimenti quando l'acqua sarà terminata lo zucchero si caramellerà) e metterle a marinare in un'emulsione di olio e aceto. Lasciar riposare fino al momento di servire. 

Per il purè:
Sbollentare le patate e, quando morbide, ridurle in purea. Porre le patate in una pentola, aggiungere un tocchetto di burro e latte bollente fino ad ottenere la consistenza desiderata. Salare e spolverate di pepe rosa precedentemente pestato. 



Cottura finale: 
In una padella scaldare un filo abbondante d'olio, aggiungere uno spicchio d'aglio e un rametto di rosmarino, una volta caldo sistemarvi le polpette e farle soffriggere dolcemente su tutti i lati fino a completa doratura. Quando pronte porle in un piatto, scolare l'olio della padella e aggiungervi qualche cucchiaio di panna che prenderà il sapore del rosmarino. 
Infine comporre il piatto: versare un cucchiaio di panna nel piatto, porvi sopra le polpette. Accompagnare con il purè di patate e il limone marinato.



.... Buon San Valentino a tutti, innamorati del mondo! :)

venerdì 11 febbraio 2011

Panna cotta al latte condensato

Ci sono cose che ormai è abitudine che io dimentichi in dispensa per mesi. Una tra queste è il latte condensato. Per fortuna ha scadenze più o meno infinite! Stile tonno in scatola. Il paragone con il tonno ormai ce l'ho in testa da quando ha iniziato a serpeggiare per il web quella stupidissima battuta: "Il mondo non può finire nel 2012. Il tonno mi scade nel 2014!" o qualcosa del genere. Sta di fatto che ora dovete sorbirmi me che ve la riporto e che vi parlo di scadenze!
Forse è meglio cancellare questa piccola parentesi e passare al succo del discorso.... vasetto di latte condensato scovato in dispensa, associato alla necessità di preparare un dolce per una cena tra amici è stata la base per la nascita di questa panna cotta.
Magari ho inventato l'acqua calda, ma non avevo mai pensato di fare la panna cotta con il latte condensato prima d'ora.
La panna cotta è un dolce che mi piace particolarmente. Fresco, variabile in base alle voglie e all'umore, mette sempre d'accordo tutti. Frutta, caramello, cioccolato, ma anche con crema di cassis, semplicemente marmellata o qualunque cosa vi passi per la testa, riesce sempre a soddisfare il proprio gusto.
Il fatto che sia anche piccolo e particolarmente scenico, lo rende un dolce per me perfetto. Facile da realizzare, jolly per tutti i gusti e anche d'effetto?? 
Un dolce passepartout.  



Ingredienti:
200 gr di latte condensato
200gr  di panna fresca
100 gr di latte
2 fogli di colla di pesce
70gr di zucchero (*Gabriele, uno dei lettori del blog, trova che lo zucchero sia eccessivo e che possa essere completamente eliminato. Valutate quindi l'aggiunta dello zucchero in funzione dei vostri gusti)

Per la crema al cioccolato:
50 gr di cioccolato fondente
Acqua qb

Procedimento: 
Mettere la colla di pesce in acqua fredda per 5 minuti. Scaldare, senza portare a bollore, il latte, la panna e il latte condensato. Aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere. Quando caldo, strizzare la colla di pesce e farla sciogliere nella panna calda. Versare il composto negli stampini da panna cotta e porre in frigo per almeno 4 ore. 
Prima di servire, fondere il cioccolato fondente mista a qualche cucchiaio di acqua. Se necessario aggiungere altra acqua, fino ad ottenere un composto liscio e che rimanga semi liquido una volta versato sulla panna cotta.
Quando sarà il momento di servire, passare gli stampini per un attimo in acqua calda e sformare su un piatto. Versare qualche cucchiaio di cioccolato ormai freddo e servire. 

mercoledì 9 febbraio 2011

Spezzatino d'asino ai peperoni

Sotto casa mia, posta in una piccola via piuttosto nascosta, si trova un macellaio di carne equina che mi fa impazzire. Sia in senso buono che un po' più cattivo (anche se il termine è esagerato).
Pugliese, con un amore enorme per la sua famiglia e chiacchierone da stordimento. 
Se decido di prendere della carne equina per il mio ragazzo, o dell'asino con cui farci il brasato, devo prepararmi psicologicamente con qualche giorno di anticipo e soprattutto, non prendere impegni per l'ora successiva dal momento in cui entro nel suo negozio.
Simpaticissimo, è esilarante quando racconta tutte le avventure con la sua famiglia, come l'unica volta che la moglie ha mostrato una enorme gelosia per il marito in pubblico o di quando ha preparato la cena a base di pesce per il fidanzato della figlia, ecc. ecc... Ma come reagite quando sono le 18, avete qualcuno a cena e avete promesso un brasato d'asino????
Lo sguardo descriveva alla perfezione il mio stato di angoscia e nervosismo, ma nulla valeva di fronte ai racconti emozionati dell'anziano amico sulla nipotina di 3 anni che lo fa sciogliere come neve al sole...
Il problema è che anche le intimidazioni con la mia piccola dolce metà del tipo "Posteggia e vieni  assolutamente a recuperarmi dal macellaio!!" non siano servite a nulla, tanto che, dopo aver posteggiato, ed essere tornato tranquillo a casa, solo allora ha deciso di chiamarmi: "Ma ancora non sei arrivata???". Lì voleva partire l'urlo ma nulla, ho mantenuto il massimo contegno dicendo semplicemente "Pensavi scherzassi? E' mezz'ora che guardo fuori dalle vetrine ad ogni persona che passa."
Va bè, tagliando di qua e di là qualche momento dell'attesa, finalmente sono riuscita ad arrivare a casa dopo circa 40 minuti.
20 minuti per tagliare in tocchetti l'asino e le verdure e il brasato finalmente iniziava a cuocere in pentola a pressione... attenzione, il brasato serviva solo per farci la pasta!
Continuo a tagliare a pezzettini le cipolle e i peperoni, poi anche il resto dell'asino, e finalmente inizia la cottura anche dello spezzatino.... sapete che ore sono? 19.45! Ottimo no??
A tempo di record via di scambio di pentola con il brasato, pentola a pressione di nuovo in funzione e perfetto, 20.30 tutti in tavola!
Violenza fatta alle cotture lente lente (che per altro adoro).... sono riuscita almeno a sopravvivere all'ennesimo episodio di "Tony in famiglia", chissà cosa accadrà alla prossima puntata..... 



Ingredienti (x 4 persone):
600-700gr di carne per brasato d'asino
1 fettina di guanciale
1 peperone
1 cipolla
3-4 cucchiai di salsa di pomodoro
Mezza bottiglia di vino rosso
Sale e pepe

Procedimento:
Tagliare l'asino e i peperoni a tocchetti piuttosto piccoli (un paio di cm). Tagliare la cipolla a fettine sottili e porla in una pentola ampia (io pentola a pressione). Aggiungere 5-6 cucchiai di olio evo e la fetta di guanciale tagliata in pezzi e far soffriggere dolcemente finchè la cipolla non diventi trasparente (ci vorrà all'incirca 15 minuti). Aggiungere la carne e farla colorire, poi i peperoni, lasciar soffriggere qualche minuto e poi aggiungere il pomodoro e il vino. Salare, chiudere la pentola a pressione e far cuocere per 40-45 minuti dal fischio. Altrimenti, in pentola normale, far cuocere per almeno un paio di ore a fuoco lento. Se il sugo dovesse restringersi troppo, aggiungere acqua. Quando l'olio tenderà a salire in superficie, lo spezzatino è pronto per essere servito.
Preparare tanto tanto pane e via di scarpetta! 

lunedì 7 febbraio 2011

Gulash-pie

Ho sempre avuto una certa passione per i pie. Già vi avevo raccontato della mia associazione alle torte di nonna Papera, e del mio amore per lei e i suoi magnifici pie. Se poi sono realizzati in piccole cocotte monodose la cosa diventa ancora più carina ed invitante. Ormai avrete capito che le cose più sono piccole, più mi piacciono, vero??? 
Oltre a questa insana passione per ciò che è minuto è arrivata un'altra occasione per dedicarsi al "cibo da bambole": Imma e Le Creuset, hanno presentato il loro nuovo contest tutto sulle cocotte. 
Non c'è voluto molto per decidermi a pensare ad una ricettina ad hoc....... 



Ingredienti (x 4-5 cocotte)

Per il gulash:
500gr di carne di manzo
1 cucchiaio di paprika
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di peperoncino
2 patate
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 bicchiere di vino rosso
1 cipolla
Olio evo

Per il pie:
250gr di farina
125 gr di burro (oppure 100gr burro e 25gr strutto)
65gr di acqua
1 cucchiaino di sale

Procedimento:

Gulash:
Tritare grossolanamente la cipolla e farla soffriggere in un'ampia padella a fuoco basso. Quando si sarà schiarita, aggiungere la carne e farla rosolare mescolando frequentemente per non far bruciare la cipolla. Aggiungere le spezie, paprika, cumino e peperoncino, aggiungere le patate tagliate a tocchetti di circa 1 cm di diametro. Sfumare con il bicchiere di vino, aggiungere il concentrato di pomodoro e far cuocere a fuoco lento per un'oretta, aggiungendo acqua quando necessario. Prima di terminare la cottura spegnere e preparare i pie.


Per il pie: 
Tagliare il burro a tocchetti. Aggiungere la farina e con la dita sbriciolare il burro fino ad ottenere una sabbia. Aggiungere il sale, l'acqua e impastare fino ad ottenere un composto liscio. Porre l'impasto in frigo a riposare per un'ora. 
Trascorso questo tempo stendere l'impasto, tenerne un po' in frigorifero per fare i coperchietti dei pie e con la parte restante rivestire le cocotte e porle nel congelatore. 
Dopo 5 minuti tirarle fuori e riempirle con il gulash, aggiungendo anche un cucchiaio di sugo per cocotta. Stendere la parte di impasto lasciata in frigorifero e chiudere i pie. Decorare la superficie a piacere e infornare a 220° fino a doratura (circa 30 minuti).  Lasciar raffreddare leggermente e servire. 



Con questo post partecipo al contest di Imma  e Le Creuset, Tutto in cocotte. Un bellissimo contest dedicato a tutto ciò che può essere realizzato in cocotte. Bellissimo, no???? 




venerdì 4 febbraio 2011

Hummus di Araba, grazie ai regali di Araba!

Chiuso il capitolo di Identità Golose, messi da parte gli appunti, le foto e soprattutto smorzato l'entusiasmo (finora però è solo un tentativo.... Non vi emoziona il solo leggere "stampa" sul braccialetto????" di esserci stata, si torna alla vita di sempre... 



....Alla propria cucina e a tutti quegli ingredienti messi da parte per farci qualcosa appena si ha un minuto libero... Tra questi, anche tutto ciò che si trovava nel pacco che Arabafelice mi ha inviato per il contest "Inventamela".
Fino ad oggi ancora non ne avevo parlato, non perchè non avessi gradito (anzi!!), ma perchè volevo presentare tutto insieme ad una ricetta adatta! E visto che, da dicembre ad ora, gli imprevisti hanno fatto da padroni, sono arrivata fino a febbraio per riuscirci, praticamente imponendomi di usare finalmente quelle meraviglie.
Premesso che lo Zathar, una mistura di spezie araba,  l'ho già messo in qualunque piatto mi passasse sotto il naso (per esempio, l'altra sera ho cenato con una ciotola di patate bollite praticamente innaffiate di solo zathar (e qualche sfiocchettata di hummus!), gli altri ingredienti sono rimasti ancora in stand-by.
Questo fino a qualche giorno fa, momento in cui finalmente mi sono decisa a prendere quel vasetto di Tahine che avrei mangiato a cucchiaiate se non fosse per Stefania che mi ha preventivamente avvertito dell'immangiabilità del prodotto nature!!


Non sapevo cosa fare lì per lì, e visto che era stata una decisione improvvisa, quanto dell'ultimo minuto, mi sono diretta spedita sul blog di Stefania, alla ricerca di ricette con la tahine. Sapevo che avrei trovato qualcosa!
La ricerca poi è durata poco perchè quando ho letto "Hummus" mi si sono illuminati gli occhi e ho pensato che, se gli arabi lo amano tanto, deve esserci un motivo. Dovevo assolutamente assaggiarlo!

Così hummus è stato! Io però, invece che condirci i crostini, l'ho usato come salsa per accompagnare dei bastoncini croccanti di pollo fritto. Nonostante il fritto e l'aglio, visto così diventa anche un finger food molto simpatico, oltre che goloso.



Copio la ricetta dell'Hummus classico da Stefania:

Ingredienti:
300 g di ceci lessati da voi ( o in scatola)

Un grosso spicchio d'aglio
Tahine (pasta di sesamo) circa due grossi cucchiai
Acqua di cottura dei ceci, o liquido di conservazione per quelli in scatola
Succo di mezzo limone
Sale

Procedimento:

Lessate i ceci senza sale dopo averli tenuti a bagno una notte in acqua fredda. Fateli raffreddare e scolateli dal liquido di cottura, che conserverete.
Se usate i ceci in scatola, scolateli, sciacquateli, e conservate il liquido.
Ora, non mi uccidete, ma la prima ed unica operazione noiosa da fare è sbucciare i ceci cotti. Dovrete rimuovere la pellicina esterna che li ricopre, tutto qui.
Si potrebbe evitare, ma l'hummus risulterebbe meno vellutato.
Mettere quindi i ceci nel mixer con l'aglio, e frullare per almeno un minuto. Aggiungere la pasta di sesamo e ricominicare a frullare. Dopo due minuti, aggiungere a filo e con le lame in funzione l'acqua di cottura (o conservazione), fermandosi quando l'hummus avrà la consistenza di una maionese. Unire il succo di limone e del sale, frullare ancora ed assaggiare, regolandolo a proprio gusto.
Conservare in frigo ma tirarlo fuori almeno 20 minuti prima di servirlo, con pane arabo, crostini, o su di una bella pizza bianca romana :-)

Per il pollo fritto:

Ingredienti:
Petto di pollo tagliato a striscioline
1 uovo
Pangrattato
1 punta di lievito
Sale
Olio per friggere

Procedimento:
Mescolare l'uovo, il lievito e il sale. In un piatto ampio sistemare il pan grattato e poi iniziare a passare le strisce di pollo prima nell'uovo e poi nel pangrattato. Per una riuscita migliore potete anche fare una doppia panatura, cioè: uovo e pangrattato una prima volta e poi di nuovo passare il pollo nell'uovo e nel pangrattato.
Friggere in olio ben caldo fino a doratura.



mercoledì 2 febbraio 2011

Identità Golose 2011

Un week end di eventi culinari per Milano questo appena passato.
Un week end fatto di Macef, di Wine lone, di Un risotto per Milano e in ultimo, ma di certo non per importanza, di Identità Golose.
I foodies si sono ritrovati qui. Arrivati da Milano ma anche dal resto d'Italia, la folla non è mancata per queste giornate, nonostante il blocco delle auto non aiutasse il desiderio di uscire di casa.
Fortunati però, chi ha superato qualche remora da domenica pomeriggio e ha rinunciato al divano per poter partecipare a questi eventi.

Tutto è partito giovedì 27 gennaio con il Macef, Salone internazionale della Casa, senza parlare di mobili, ma solo di accessori o piccoli complementi d'arredo. 
Questo salone riunisce i fornitori del settore portando gli imprenditori, ristoratori compresi, a ritrovarsi tra i loro stand.
Io ho avuto la fortuna di poter partecipare al Macef di settembre 2010. Camminare tra gli stand per me è stato uno strabuzzare gli occhi per tutto il tempo con il desiderio di avere...beh, tutto! Immaginatevi un centro commerciale enorme (diciamo anche un paese!) di casalinghi e accessori per la casa molto belli e di qualità. Ecco, il Macef ha più o meno questo aspetto qui....

Finalmente si arriva al 29 gennaio, giornata di avvio di Un Risotto per Milano e di Wine Love.
Inizia così il week end culinario: grandi chef per grandi risotti e una sala dedicata ai nostri grandi vini italiani. Degustazione e incontro diretto con i produttori. Un bel modo per poter allargare le proprie fontiere su questo mondo. Io, ad esempio, non avevo mai bevuto un vino sardo al di fuori del Cannonau, ora, grazie al Wine Love, ho avuto modo di conoscerne altri, scoprendo il Monica, vino profumatissimo, aromatico, adatto al gusto femminile (tipo il mio :-)).
A parte questo, il Wine Love credo abbia avuto senso solo perché unito ad altri grandi eventi. Svolto al di fuori di questo contesto non sarebbe stato altro che una degustazione di vini provenienti da diverse regioni d'Italia, neanche tutte, e la visita non avrebbe richiesto più di  mezz'ora.

Prima di Identità Golose ha attirato sicuramente molto l'attenzione su di sè, Un Risotto per Milano, una serie di grandi chef sia in Via Gattamelata che per le vie del centro città, ognuno alle prese con un risotto. La causa che sosteneva l'evento, cioè il sostegno alla AnlAids, associazione per la lotta contro l'Aids, ha dato anche una motivazione in più per provare i risotti proposti: non solo grande cucina a piccoli prezzi, ma anche un buon motivo per parteciparvi.
Tra le proposte, ho avuto modo di assaggiare direttamente la versione salata con una stupenda crema di cipolle di Tropea di Viviana Varese




e il risotto dolce, un riso latte fritto e accompagnato da uno splendido profumo di cannella,  visto con gli occhi di Andrea Besuschio.


Poi finalmente Identità Golose apre le porte....



Identità Golose è stato il fulcro di tutto, a mio avviso il collante di tutti gli eventi.
Una serie di convegni hanno visto impegnati tantissimi chef, nazionali e internazionali. Convegni centrati su diversi argomenti e interpretati da ogni chef secondo il proprio punto di vista.
Tradizione, attaccamento, passione, natura, innovazione, semplicità e precisione... questi e tanti altri sono stati i termini chiave ritrovati durante queste giornate.

Yoshihiro Narisawa, ad esempio, ha mostrato il suo legame con la natura: foresta, terra, carbone, fuoco e acqua. Nelle foto qui sotto: panini fatti con farina di corteccia di albero di castagno e la sua famosa zuppa di terra.
Io, personalmente, sono rimasta a bocca aperta per tutto il tempo, mentre ascoltavo le sue parole e ammiravo le opere create in anni di viaggi e di esperienze.


E la tradizione portata dai cuochi dell'Emilia Romagna. Di seguito ll'entrèè a base di spalla cotta  di San Secondo di Massimo Spigaroli.

Purtroppo senza accompagnamento di foto, il contributo di Gianluca Fusto, pasticcere giovanissimo (come tantissimi dei cuochi presenti), figura importante della pasticceria ormai da diversi anni, di una bravura infinita. Purtroppo ho seguito solamente la sua conferenza su "I 7 sensi", ma è stato emozionante poter ascoltare le parole di un pasticcere che mette nella sua professione una passione così grande. In una sola persona e nel suo modo di lavorare si riconoscono semplicità, rigore ed emozionalità, tre elementi che si fondono perfettamente insieme per creare qualcosa di unico. Non si può che rimanere in ascolto e apprendere dal suo approccio alla pasticceria.


Vogliamo parlare anche degli stand?
Assolutamente degni di nota dato che, i prodotti presentati, oltre che tutti molto particolari, erano anche caratterizzati da un'ottima qualità, elemento fondamentale per riuscire a creare piatti da chef. Formaggi, salumi, pasta, olio, vino, grappa, ingredienti di base, carne, pesce e poi anche accessori. Tutto dedicato a chi lavora nel mondo della cucina.
Era impossibile non soffermarsi, chiedere informazioni o possibilità di acquisto.... peccato che poco o niente fosse destinato ai privati! Consoliamoci con qualche foto...











Tutti gli assaggi che vedete sono rimasti impressi nella mia mente. Ognuno con un tocco speciale e  una nota da ricordare. I primi di Monograno Felicetti, le meraviglie di frutta secca e candita di Aquolina. Avete mai visto il fico d'India candito? Per me è stata la prima volta :-)
Culatelli con lunga stagionatura che si scioglievano in bocca e formaggi che non si dimenticano.
I cestini di cioccolato che vedete sopra, facevano da scrigno ad una deliziosa ricotta, buona come non mangiavo da anni.
La ricotta per me ha anche un valore particolare. Da bambina mio padre mi portava sempre dal ricottaio. Il sabato mattina era un rito arrivar lì e mangiare la ricotta ancora calda, se non il siero stesso. Un sapore indimenticabile e qui a Milano è quasi (solo perchè ho la speranza di trovarlo prima o poi) impossibile poterlo ritrovare.
Questo è uno dei motivi per cui ho assaporato quei bon bon di ricotta e cioccolato con entusiasmo, finalmente una ricotta degna di questo nome!

E questi ultimi piattini con crema arancio? Una deliziosa e delicatissima crema di peperoni che abbracciava in maniera perfetta il formaggio cremoso e saporito, accarezzato da una nota di aceto balsamico. E' stato amore per il mio palato!

Di seguito invece uno stand che avrei voluto portare a casa! Queste che vedete sono cassettine di germogli che vengono distribuite ai ristoranti. Questi germogli sono utilizzati per decorare i piatti o come ingredienti. La cosa che più stupisce è il sapore che solo qualche fogliolina riesce a sprigionare in bocca. Un bouquet di sapori infinito e inimmaginabile. Mentolato, frizzante, profumato, sapori di bosco, una scoperta ad ogni singolo germoglio!



Sarà l'entusiasmo del "novellino", ma questo evento l'ho amato per diversi motivi. Oltre ad aver conosciuto persone nuove, incontrato tante blogger con cui difficilmente si ha modo di scambiare quattro chiacchiere dal vivo, esser circondata da "cucina", ecc. ecc... è stata una scoperta vedere le diverse prospettive e i diversi modi di vivere la cucina di ogni chef. Chi in modo più classico, chi più scientifico, chi tradizionale, ogniuno ha portato qualcosa di suo e non per forza lontano dal mondo comune, nonostante si parlasse di alta cucina.
Mi sono ritrovata di fronte alla zuppa di terra, certo, ma anche davanti ai classici cappelletti in brodo o alla tradizione di Ciccio Sultano.
Gli chef si trovavano tra il pubblico, discutevano in modo amichevole con tutti (tra un'intervista e qualche foto sul set), non erano un altro pianeta, ma solo esperti appassionati di cucina e del loro lavoro.


Tutto ciò è servito anche a far scendere quell'aurea di magia e distacco che aleggia intorno a questo mondo: non è solo distanza, ricette strane, ingredienti introvabili e prezzi inaccessibili. Avvicinarsi a questo tipo di cucina e comprenderla, forse è più semplice di quello che immaginiamo.

Unico elemento che non ho gradito/capito: la Buitoni che regala buste di preparati pronti? :-)

A parte questo, che è una critica così piccola rispetto a tutto il resto, un grazie speciale va a Paolo Marchi, organizzatore di Identità Golose, che ha realizzato questo grande evento e ha permesso a noi foodblogger di esserci.
E ancora i ringraziamenti doverosi ad Elisa Pella che ha invitato e gestito tutte noi blogger, e Barbara e Manuela che hanno aiutato noi principianti a far parte in modo costruttivo di questo evento.

martedì 1 febbraio 2011

Salmone marinato Japan-style e novità

Buongiorno! Come state oggi? Pensate di fare anche stamattina il vostro giro giornaliero per blog? Bene! Ora dovrete aggiungerne uno! .... Perchè???? Perchè ci scrivo io, no!? :-)
Obblighi e minacce a parte, andate a sbirciare un po' qui! Ma siiiiii, Teresa sono proprio io! 
Da oggi inizia questa bellissima avventura con Voiello, questo sarà il primo di tanti post nei panni dell'Amica di Petronilla e non sapete quanto la cosa mi renda felice.
Non solo perchè Voiello è una società che ammiro, ma anche per il tipo di rubrica.
Petronilla, nella realtà Amalia Moretti Foggia, è stata una donna da prendere ad esempio. Terzo medico donna della storia, solo questo basta a rendere il suo carisma, ma anche scrittrice, sia di medicina, che anche di cucina. 
In particolare, Petronilla, non scrive solo ricette qualsiasi, ma in periodo di guerra, dà dei consigli su come cucinare con alimenti poveri, facilmente disponibili o di scarto. La grandezza di Petronilla sta proprio in questo: parlare alla gente povera, al popolo, cercando di aiutarli a superare periodi difficili al meglio.  
E' per questo che, se possibile, sono ancora più felice!
La rubrica non vuole essere dedicata solo ai foodblogger, ma è una rubrica per tutti i foodies, tutti coloro che amano cucinare e ci tengono a portare in tavola ingredienti buoni, di qualità e, non ultimo, del proprio territorio.
Io sono entusiasta per lo spirito della rubrica, e spero che questo entusiasmo possa essere trasmesso anche a tutti i lettori!

Novità a parte, Identità Golose non è ancora conclusa... ancora un giorno per conoscere chef, filosofie culinarie e prodotti di qualità.
Il resoconto invece è rimandato ancora, ma arriverà presto!



Intanto vi lascio anche una ricettina Japan style.
Avete presente l'entrée che spesso lasciano nei ristoranti giapponesi durante l'attesa?
E' salmone marinato, simile al nostro carpione, di un buono che ci vorrebbe non un entrée, ma una padella intera di questa delizia!

Ingredienti:

1 filetto di salmone
1 carota
1 costa di sedano
Salsa di soia
Aceto bianco
Semi di sesamo (facoltativi)
Fecola di patate
Olio per friggere

(La prossima volta ci aggiungerò anche la cipolla stufata, credo che ci stia benissimo)

Procedimento:

Tagliare il filetto di salmone a fettine sottili (3-4 mm) e passare ogni fettina nella fecola. In una padella antiaderente scaldare abbondante olio per friggere e tuffarvi il salmone facendolo cuocere a fuoco moderato.
A parte preparare la salamoia mischiando 2 parti di salsa di soia e una parte di aceto. Quando il salmone è cotto, asciugare l'olio in eccesso su carta assorbente e poi unirlo alla salsa di soia e aceto.
Tagliare carota e sedano in striscioline sottili e aggiungerli al salmone. Mescolare, spolverare con il sesamo e servire.
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